Sta per volgere al termine l’ennesima stagione priva di trofei della Juventus. Dopo l’improvviso crollo prestazionale delle ultime settimane, una qualificazione in Champions League che appariva come quasi certa rimane ora soltanto un miraggio. A causa di ciò si fanno sempre più insistenti le voci su un clamoroso nuovo cambio di panchina, con Antonio Conte in uscita dal Napoli. Un’ulteriore rivoluzione, però, rischierebbe di far ripartire da zero tutto ciò di buono che Luciano Spalletti ha costruito nei suoi sette mesi in bianconero.
L’arrivo in ottobre e la svolta netta
Arrivato a Torino il 30 ottobre 2025, a seguito dell’esonero di Igor Tudor dopo la sconfitta contro la Lazio di Maurizio Sarri, Luciano Spalletti ha fin da subito impresso a chiare lettere il suo modus operandi all’interno della Continassa. Ritrovatosi ad allenare un gruppo di giocatori, tra i quali diversi non adatti al suo stile di gioco volto all’attacco, l’ex Napoli ed Inter ha comunque saputo toccare i tasti giusti, deviando in modo netto il corso della stagione. Basti infatti pensare che, rispetto agli 1,50 punti di media a cui viaggiava la Juventus dell’allenatore croato, Spalletti è riuscito ad arrivare a ben 1,89 punti a partita. Per fare un paragone, da quando Lucio siede sulla panchina della Vecchia Signora, solamente l’Inter – fresca vincitrice del campionato – ha registrato più punti in Serie A.
Il miglioramento dell’andamento in classifica è andato di pari punti con il rafforzamento di un identità di gioco più fresca e vivace rispetto al passato più recente juventino. Nonostante la grave assenza di un punto di riferimento in attacco, complice l’infortunio di Dusan Vlahovic e l’inconsistenza di due dei nuovi arrivati dal mercato estivo come Lois Openda e Jonathan David, la Juventus è comunque riuscita a sviluppare una proposta di calcio come non se ne vedevano da tempo. Aspetto affatto banale, visto anche il poco tempo che il nuovo allenatore si è ritrovato a disposizione.
Le recenti difficoltà ed il peso di una società assente
Nelle ultime quattro partite di Serie A la Juve ha totalizzato solamente 5 punti sui dodici disponibili, e la sconfitta casalinga contro la Fiorentina ha quasi azzerato le possibilità di una qualificazione in Champions League. Di conseguenza sono già partite le critiche alla guida tecnica della squadra, che come risposta hanno trovato un’ulteriore autocritica dello stesso Spalletti, che ha sottolineato come -“Devo presentare qualcosa di più rispetto a quello che ho dimostrato oggi”. Parole che fanno dunque intendere come l’ex Zenit sia intenzionato a proseguire la sua avventura, a patto però di essere sostenuto dai vertici societari della Juventus.
Ed in effetti Luciano sembra essere ai ferri corti proprio con Damien Comolli, con il quale non è mai scattata la scintilla. Vedasi a proposito anche il “non mercato” di gennaio, quando alla sola richiesta di un attaccante fisico da parte di Spalletti, il tecnico si è visto recapitare in cambio Jeremie Boga ed Emil Holm. L’ex direttore sportivo di Tolosa e Liverpool viene dato da molti come partente, e sarà di vitale importanza capire da chi verrà rimpiazzato.
Suggestione Conte: tifoseria con Spalletti, ma la società monitora
La possibilità che Antonio Conte si liberasse a fine stagione dal suo contratto con il Napoli è ormai divenuta una certezza. Con l’allenatore salentino disponibile, l’associazione con la Juventus diventa quasi un obbligo, visto anche l’avvicinamento già avvenuto alla fine della scorsa stagione, quando l’ex centrocampista bianconero fu poi convinto da Aurelio De Laurentiis a rimanere a Napoli. Il suo sembrerebbe in effetti un profilo adatto per la situazione in cui versa la Juventus: raramente Conte non ottiene dei risultati nelle squadre in cui allena, come confermano i 6 campionati nazionali vinti in Italia ed Inghilterra tra Juve, Inter, Napoli e Chelsea.
Nonostante ciò, la Vecchia Signora ha già dichiarato la propria fiducia nei confronti di Spalletti, con un contratto di due anni valido fino al 30 giugno 2028. L’accordo testimonia quindi come la società fosse, almeno fino a poche settimane fa, sicura dell’operato del tecnico. L’obiettivo mancato del quarto posto potrebbe certamente far vacillare, ma non va dimenticato come il tecnico di Certaldo non abbia avuto modo né di impostare la stagione già dall’estate, né di avere voce in capitolo nella costruzione della sua rosa ideale. In questo senso la prossima estate sarà dunque decisiva per gettare le basi dell’avvenire bianconero.
