Emanuele Giaccherini, ex calciatore della Juventus ed attuale talent di DAZN, ha rilasciato un’intervista a La Stampa, analizzando il Mondiale ormai alle porte e la debacle della Juventus nell’ultima giornata di campionato, con la sconfitta per 2-0 contro la Fiorentina che rischia di relegare la formazione di Spalletti fuori dalla zona Champions League.
Il Mondiale e l’esclusione della nazionale italiana
Tra le prime domande poste da Stefano Scacchi all’ex centrocampista, spiccano quelle relative alla nuova modalità del Mondiale a 48 squadre e la principale candidata ad arrivare in fondo alla competizione: “Con questa mole di squadre, la delusione di non vedere l’Italia al via è ancora maggiore. Ritengo che ci saranno partite di un livello non particolarmente elevato, ma accadeva anche precedentemente nella fase a gironi. Attendiamo tutti questo Mondiale ricco di match, sperimenteremo se i cambiamenti apportati siano stati corretti”.
E ancora: “Come favorita io scelgo la Francia. Deschamps ha a disposizione una rosa molto tecnica ed ampia, permettendosi di non convocare calciatori del calibro di Khephren Thuram, Griezmann e Camavinga. La Spagna ha il gioco migliore tra tutte le compagini, la metto insieme ad Argentina e Brasile in seconda linea. Tuttavia, presterei particolare attenzione anche alla solita Germania e al Portogallo, vera mina vagante del torneo”.
Yamal, Olise e Ancelotti, Giaccherini attende risposte
Giaccherini si è poi espresso anche su altre nazionali che potrebbero recitare un ruolo importante: “Sono onestamente interessato al percorso che potrà fare la Norvegia di Haaland. Oltre al suo bomber, ha altri talenti come Sørloth e Ødegaard. Inoltre, anche il Marocco, il Senegal e il Giappone potrebbero dire la loro, con quest’ultima che possiede calciatori molto rapidi e adatti a sopportare il caldo americano”.
Riguardo chi siano i giocatori più attesi: “In questo Mondiale i riflettori sono puntati senza dubbio su Lamine Yamal, vedremo come si riprenderà dall’infortunio. È una grande occasione per lui, magari per vincere anche il Pallone d’Oro. In aggiunta, sono curioso di vedere Olise, reduce da una stagione pazzesca con il Bayern. Come CT osserverò con attenzione Ronald Koeman al timone dell’Olanda e il nostro Carlo Ancelotti sulla panchina brasiliana, primo allenatore italiano ad ottenere questo incarico”.
“I talenti li abbiamo, bisogna avere il coraggio di metterli in campo…”
Il focus passa sull’eliminazione dell’Italia avvenuta nel mese di marzo: “È assolutamente necessario cambiare mentalità, ripartendo dai settori giovanili. In Serie A, i giocatori stranieri vengono acquistati per risparmiare e assecondare i procuratori, la fiducia nei ragazzi italiani è fondamentale per tornare ad essere competitivi. I talenti ci sono, ne ho avuto prova quando ho supportato lo staff tecnico azzurro per la FIGC, osservando le diverse categorie giovanili. Spesso perdiamo di vista i talenti, poiché nei club non trovano spazio. All’estero non hanno questo problema, li fanno scendere in campo con coraggio, credendo nelle loro capacità”.
L’analisi sulla Juventus
Nell’ultima parte di intervista, Giaccherini si è soffermato sulla Juventus, sottolineando i problemi incontrati in questa stagione: “Ritengo che Spalletti abbia aiutato moltissimo i calciatori bianconeri, grazie soprattutto ad una nuova modalità di gioco. Il problema maggiore è stato che la squadra non è riuscita a vincere partite fondamentali, nelle quali il livello espresso non è stato all’altezza. Non ci si può affidare solo ad Yildiz e al bel gioco, deve emergere il carattere di tutti in certe situazioni”.
L’ex centrocampista ha proseguito: “Alcuni giocatori hanno la capacità di trascinare caratterialmente i compagni, come Vlahović, Locatelli e Gatti, ma non si può tirare in porta più di 20 volte e segnare soltanto 2 gol, come accaduto con Verona e Sassuolo, serve cattiveria. Le parole di Spalletti sull’Europa League non le condivido, alla Juventus devi puntare sempre al massimo. L’impressione era che volesse difendere la squadra, ma un passo falso di questo calibro non permette certe dichiarazioni”.
Infine, il dialogo vira verso l’ambito societario, tra l’importanza Giorgio Chiellini e la necessità di proseguire con Spalletti: “Chiellini sa molto bene cosa fare e come comunicare con i calciatori. Spalletti è un grande allenatore, bisogna affidarsi a lui, ma la rosa necessita di trascinatori, giocatori funzionali e vogliosi di vincere. Sennò le conseguenze saranno le stesse degli scorsi anni, con soldi spesi senza alcun ritorno sul campo. Openda e Koopmeiners sono due esempi lampanti”.
