Gianluigi Buffon: la leggenda bianconera si racconta

Gianluigi Buffon, il portiere simbolo d'Italia si racconta tra ambizioni e fatica che lo hanno accompagnato per tutta la sua carriera. Poi la Juventus, la sua casa per oltre 17 anni.

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Gigi Buffon, leggenda della Juventus e simbolo del calcio italiano, si racconta nella prima puntata di AFFFINI- Mondi a contatto, il nuovo vodcast di Cronache di spogliatoio condotto da Giulio Incagli. Un viaggio tra carriera, emozioni e retroscena di uno dei portieri più iconici della storia del calcio mondiale.

L’ambizione e la fatica lo hanno accompagnato per tutta la sua carriera.

“Volevo essere meglio di Yashin”: è questo il titolo della prima puntata, della durata di un’ora e quattro minuti, in cui Buffon si racconta in un intenso dialogo con il giornalista e scrittore Mario Calabresi. Il riferimento è a Lev Yashin, leggendario calciatore sovietico, di ruolo portiere, considerato tra i migliori nella storia del calcio e anche l’unico nel suo ruolo ad aver vinto il Pallone d’oro. Il titolo nasce da una celebre dichiarazione rilasciata da Buffon poco prima dei mondiali del 98′. Appena diciottenne, alla domanda di una giornalista che lo definiva “il secondo al mondo dopo Yashin”, rispose esclamando: “io sarò migliore di Yashin, nella mia testa non ci saranno mai dei limiti”. Un’affermazione che racchiude perfettamente uno dei temi centrali della puntata: l’ambizione smisurata di Buffon, il desiderio di superare ogni traguardo e la volontà di diventare il migliore in assoluto. La fatica è il filo conduttore dell’incontro, raccontata come elemento capace di unire mondi apparentemente distanti come quello del calcio e quello del giornalismo. Buffon affronta questo tema partendo dalle proprie radici familiari, ricordando l’esempio dei genitori: persone che attraverso il lavoro quotidiano hanno portato avanti una famiglia. Nel corso della puntata emergono anche numerosi aneddoti personali. Dal periodo trascorso in collegio a Parma, dove Buffon imparò il significato della condivisione e la capacità di alleggerire le difficoltà attraverso il gruppo, fino ai primi ricordi nello spogliatoio del Parma, dove l’allenatore gli insegnò ad allacciarsi correttamente le scarpe. Spazio poi ad altri episodi più curiosi, come le richieste fatte ai benzinai per risolvere un problema all’anca: “nelle stagioni invernali i campi diventavano duri e a furia di tuffarci ci venivano le borsiti, così avevamo escogitato di andare dai benzinai che avevano le camere d’aria e ci permettevano di non avere problemi”. Continua con una riflessione sul confronto generazionale, analizzando l’impatto dei social media e la continua ricerca di approvazione immediata (dei giovani d’oggi) in contrapposizione alla cultura del sacrificio e la costruzione di un percorso duraturo.

La Juventus divenne la sua casa:

Nel corso dell’intervista, Gigi ripercorre gli anni alla Juventus, la squadra che dal 2001 al 2018 è diventata la sua casa e il palcoscenico sul quale ha costruito il proprio mito sportivo. Buffon si sofferma sull’impatto avuto con Antonio Conte, ricordando le celebri “lavate di capo” ricevute negli anni, fondamentali per la propria crescita personale. Durante la sua esperienza in bianconero, il portiere ha spesso scelto di mettere in secondo piano sé stesso per il bene collettivo (rappresentato dalla Juventus). Una mentalità che gli ha permesso di conquistare la fiducia del gruppo e di diventare un punto di riferimento nello spogliatoio. Successivamente è emersa una riflessione più personale riguardo l’etichetta spesso attribuita ai calciatori, frequentemente giudicati e stereotipati sul piano culturale e scolastico. Buffon racconta del suo rimorso di non aver mai conseguito il diploma, ma allo stesso tempo rivela il desiderio di continuare a mettersi in gioco e sorprendere ancora. Gigi spiega poi le due motivazioni principali che l’hanno portato a smettere di giocare: “La prima motivazioni è stato l’ennesimo infortunio al polpaccio, un chiaro segnale del corpo di smettere e la seconda, l’irrefrenabile voglia di andare a fare delle normali colazioni al bar”. Racconta di non aver smesso prima perché è sempre riuscito ad alimentare i suoi sogni: al termine di ogni stagione trovava nuovi obbiettivi, nuove motivazioni e nuovi stimoli capaci di spingerlo ad andare avanti. Buffon è diventato parte della storia della Vecchia Signora e i suoi sogni e la sua mentalità hanno regalato a tutti i tifosi bianconeri ricordi indelebili.

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“ A chi non ha mai smesso di essere bambino e ogni giorno con coraggio insegue i propri sogni. A chi troppo spesso si é annullato dietro un voto, dimenticando il proprio valore”

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