A poche ore dal pesante passo falso della Roma contro l’Inter, la Juventus di Luciano Spalletti risponde con una prova di forza perentoria, superando il Genoa per 2-0 nella cornice dell’Allianz Stadium. Nella serata di oggi, 6 aprile 2026, il sodalizio bianconero ha archiviato la pratica ligure in appena diciassette minuti, portandosi a una sola incollatura dal quarto posto occupato dal Como. Nonostante le defezioni dell’ultimo minuto e una gestione fisica complessa post-nazionali, la compagine torinese ha mostrato una solidità tattica che sembra aver definitivamente conquistato la tifoseria, culminata nel primo coro unanime dedicato al tecnico toscano.
L’egemonia bianconera e il blitz nei primi diciassette minuti
Il match si è sbloccato dopo soli quattro giri di orologio grazie a un’incornata di Bremer, abile a capitalizzare una carambola in area nata dagli sviluppi di un corner rifinito da David. Il vantaggio precoce ha permesso alla Juventus di gestire i ritmi con una verticalità asfissiante, mandando in crisi il sistema difensivo approntato da Daniele De Rossi. Il raddoppio, giunto al 17′, è stato un saggio di transizione veloce: Conceiçao ha arato la corsia destra servendo un pallone al bacio per l’inserimento centrale di Weston McKennie, freddo nel battere Bijlow.
Il dominio territoriale della “Vecchia Signora” non è stato intaccato neanche dall’atteggiamento più propositivo del Genoa nella ripresa. Tuttavia, la nota dolente per Spalletti arriva dal referto medico e disciplinare: l’ammonizione rimediata da McKennie costringerà lo statunitense a saltare il delicatissimo scontro diretto contro l’Atalanta, mentre i risentimenti muscolari al polpaccio accusati da Mattia Perin e Dusan Vlahovic, quest’ultimo fermatosi durante il riscaldamento, pongono interrogativi sulla profondità della rosa in vista della volata finale.
Il fattore Di Gregorio e il fallimento del Grifone
La ripresa ha offerto il palcoscenico ideale per il ritorno trionfale di Michele Di Gregorio. Subentrato all’intervallo per l’infortunato Perin, l’estremo difensore ha blindato il risultato al 75′, neutralizzando un calcio di rigore calciato da Martin e concesso per un intervento irruente di Bremer su Masini. «Il mio rientro doveva servire a dare sicurezza alla squadra in un momento cruciale e sono felice che la parata abbia spento ogni velleità di rimonta degli avversari», ha commentato il portiere nel post-partita, sottolineando la compattezza di un gruppo che ha saputo soffrire nel breve forcing ligure guidato dall’ingresso di Baldanzi.
Il Genoa, pur non rischiando eccessivamente in termini di classifica generale, è apparso contratto e privo di quella verve agonistica mostrata nelle precedenti uscite della gestione De Rossi. L’assenza di peso offensivo e i troppi errori in fase di uscita hanno agevolato il compito dei padroni di casa, che hanno sfiorato il tris in diverse occasioni, colpendo anche un legno con un ispirato Jonathan David. La proiezione futura della Juventus punta ora dritto alla Champions League: con il Como a tiro e un Arek Milik ritrovato nei minuti finali, la missione sorpasso appare tutt’altro che utopica.
