Caso rigore Juve: il retroscena del via libera di Spalletti a Locatelli

Caos sul dischetto: Vlahovic e Yildiz pronti a calciare, ma il capitano chiede e ottiene il tiro dalla panchina.

2 min di lettura

Il giallo del dischetto all’Allianz Stadium rivela un corto circuito gerarchico nella Juventus di Luciano Spalletti. Il rigore fallito da Manuel Locatelli contro il Sassuolo, che cristallizza l’1-1 finale, non è stato solo un errore tecnico, ma il risultato di una gestione concitata a bordo campo. Nonostante la presenza sul terreno di gioco di specialisti del calibro di Dusan Vlahovic e Kenan Yildiz, è stato il capitano bianconero a reclamare la responsabilità della battuta, ottenendo il via libera diretto dal tecnico toscano dopo un rapido consulto sotto la tribuna.

La ricostruzione degli istanti precedenti al fischio evidenzia una leadership frammentata: Vlahovic è stato il primo a impossessarsi della sfera dopo il fallo subito, salvo poi cederla a Yildiz in un breve conciliabolo tra i due attaccanti. Mentre il numero 10 si apprestava a posizionare il pallone, Locatelli si è diretto verso la panchina per un confronto vis-à-vis con Spalletti. “Vengo io, mister, lo batto io”, la richiesta del centrocampista; “Te la senti?”, la replica del tecnico. Ricevuto l’assenso, il capitano ha scavalcato le gerarchie dei rigoristi designati, replicando però il tragico copione già visto a gennaio contro il Lecce con Jonathan David.

Il peso del fallimento dal dischetto riapre il dibattito sulla solidità mentale di una Juventus che sembra aver smarrito la freddezza nei momenti spartiacque. Se nella passata stagione il rigore di Venezia trasformato proprio da Locatelli valse la Champions League, l’errore di ieri potrebbe costare il declassamento in Europa League. Spalletti, pur difendendo la scelta nel post-partita ribadendo che “Locatelli è un rigorista e voleva assumersi la responsabilità”, deve ora fare i conti con una classifica che non perdona: due punti sanguinosi lasciati per strada per una scelta umorale che scavalca la logica tecnica di Vlahovic e Yildiz.

I più letti

Pubblicità