Nella serata di sabato, il prato del Bluenergy Stadium ha certificato la metamorfosi della Juventus, capace di imporsi sull’Udinese e di prendersi, seppur provvisoriamente, il quarto posto in solitaria. Oltre al peso specifico dei tre punti, fondamentali per la corsa alla prossima Champions League, il dato che rasserena l’ambiente bianconero riguarda la ritrovata impermeabilità difensiva. Per la seconda volta consecutiva, dopo il poker rifilato al Pisa, la retroguardia di Luciano Spalletti ha chiuso la saracinesca: un “clean sheet” back-to-back che mancava da ben due mesi, quando a gennaio la compagine torinese inanellò i successi contro Napoli e Cremonese.
Il fattore Boga e l’egemonia del possesso
A decidere il confronto in terra friulana è stato ancora una volta Jeremie Boga, giunto al suo terzo sigillo consecutivo dopo le reti pesanti contro Roma e Pisa. Se l’ivoriano sta garantendo la spinta necessaria negli ultimi trenta metri, la chiave del successo risiede però nel cambio di mentalità imposto da Spalletti. «Il miglioramento deriva dalla consistenza nel tenere palla; essere padroni del gioco permette di scegliere quali rischi prendersi», ha analizzato il tecnico ai microfoni di DAZN. La capacità di non concedere recuperi palla facili all’avversario ha trasformato le serate di Mattia Perin in ordinaria amministrazione, archiviando definitivamente la congiuntura negativa che aveva visto la squadra incassare 11 reti in appena cinque gare tra febbraio e marzo.
Bremer e Kelly: la nuova coppia d’assi della Continassa
Il ritorno a pieno regime di Gleison Bremer ha restituito alla difesa quel carisma e quel senso della posizione che sembravano smarriti. Accanto al brasiliano, si sta consacrando definitivamente Lloyd Kelly: il difensore inglese, alla sua seconda stagione a Torino, è ormai un baluardo imprescindibile, capace di una lettura del gioco che lo pone tra i migliori interpreti del ruolo nel campionato. In questo assetto, Federico Gatti si sta riscoprendo jolly di lusso, pronto a subentrare con la consueta grinta, forte anche di quel gol allo scadere contro la Roma che oggi assume contorni decisivi per l’economia della classifica giallonera. «Stasera abbiamo giocato una partita da squadra forte», ha chiosato Spalletti, sottolineando come la solidità difensiva sia il presupposto necessario per ogni ambizione di vertice.
Gerarchie capovolte: il momento d’oro di Mattia Perin
La rivoluzione silenziosa della Juventus passa anche tra i pali. Dalla sfida di ritorno dei playoff di Champions contro il Galatasaray, le gerarchie sono state ufficialmente capovolte: Michele Di Gregorio, scivolato in panchina dopo la prestazione opaca contro il Como, ha lasciato il posto a un Mattia Perin in stato di grazia. L’ex portiere del Genoa, con la sua esperienza e affidabilità, ha trasmesso tranquillità a tutto il reparto, subendo zero reti nelle ultime due uscite. La scelta di Spalletti sembra ormai definitiva: è il classe 1992 il titolare designato per condurre la “Vecchia Signora” verso il traguardo europeo in questo infuocato rush finale.
