La Juventus di Luciano Spalletti si scopre vulnerabile sul dischetto, trasformando gli 11 metri in un calvario psicologico che sta riscrivendo le gerarchie della zona Champions League. L’errore di Manuel Locatelli contro il Sassuolo, ipnotizzato da un monumentale Muric, rappresenta il terzo fallimento stagionale dopo i blackout di Jonathan David e Kenan Yildiz. Se il talento turco era riuscito a rimediare in tap-in contro la Cremonese, i penalty falliti da David (contro il Lecce) e dal capitano bianconero nell’ultimo turno hanno letteralmente incenerito 4 punti vitali. Con quel bottino extra, oggi la Juve orbiterebbe a quota 58, blindando il quarto posto in solitaria.
Il caos scoppiato all’Allianz Stadium durante il check del VAR ha evidenziato una gestione anarchica delle responsabilità: Yildiz ha protetto la sfera fino al fischio, salvo poi cederla a Locatelli dopo un consulto serrato che ha coinvolto anche Dusan Vlahovic. Una dinamica che ha mandato su tutte le furie Spalletti, esploso in conferenza stampa contro il processo mediatico alle gerarchie dei tiratori: “Diteci voi come fare, altrimenti andiamo al manicomio”, ha sbottato il tecnico di Certaldo, proponendo provocatoriamente un “referendum” per individuare il prossimo esecutore.
Resta il dato oggettivo di una squadra che, pur ritrovando pezzi pregiati come Milik, non riesce a gestire la pressione dei momenti spartiacque. La sosta per le Nazionali servirà a Spalletti per resettare una leadership frammentata, dove il pallone scotta più del dovuto e i gradi da rigorista sembrano un peso insostenibile per i big della rosa. Con il Como e il Milan che non accennano a rallentare, la Juventus non può più permettersi di regalare punti per eccesso di democrazia sul dischetto o per mancanza di freddezza sotto porta.
