Pubblicità

La Juventus di Spalletti cresce: identità, numeri e compattezza

Dal 3-0 di Sassuolo ai segnali di gruppo: la Juve non vince più per caso

5 min di lettura

La Juventus non corre più solo per inerzia, ma per identità. Il 3-0 sul campo del Sassuolo non è un episodio isolato, bensì l’ennesima fotografia di una squadra che ha smesso di vivere di scatti nervosi e ha iniziato a ragionare da gruppo. Anche quando il pareggio interno con il Lecce aveva fatto temere un nuovo scivolone psicologico, la risposta è arrivata netta. Perché oggi la Juve, piaccia o no, è squadra.

Si può discutere della qualità complessiva della rosa, dei singoli più o meno all’altezza, ma c’è un aspetto che non è più negoziabile: carattere e atteggiamento. Questa Juventus attacca e difende come un blocco unico, con i giocatori tecnicamente più dotati che non si sottraggono al lavoro sporco. Le rincorse da cinquanta metri per chiudere sul terzino avversario non sono un’eccezione: sono la norma.

David viene abbracciato da Spalletti e dai compagni dopo il suo gol contro il Sassuolo
David viene abbracciato da Spalletti e dai compagni dopo il suo gol contro il Sassuolo

L’abbraccio che racconta tutto

L’immagine simbolo arriva sullo 0-3. A segnare è Jonathan David, fin lì al centro di discussioni e critiche. Dopo il gol, però, non c’è isolamento né freddezza: tutta la squadra si stringe attorno a lui, Luciano Spalletti compreso. Un abbraccio che pesa più di mille parole. Dopo il rigore sbagliato in modo goffo contro il Lecce, quel gesto diventa un messaggio chiaro: fiducia, protezione, appartenenza. È il segnale più evidente di una compattezza che non è più di facciata, ma strutturale.

Spalletti deluso dopo il pareggio per 1-1 tra Juventus e Lecce
Luciano Spalletti, tecnico della Juventus

Le scelte di Spalletti e un’identità ritrovata

Spalletti ha rimesso ordine dove prima c’era frammentazione. Al suo arrivo ha trovato una squadra sfilacciata, fragile sul piano emotivo prima ancora che tattico. Il primo passo non è stato stravolgere, ma ricomporre. Per diverse settimane ha mantenuto l’assetto precedente, dando tempo ai giocatori di capirlo e di interiorizzare i suoi principi.

Il passaggio alla difesa a quattro non è stato un atto di forza, ma un’evoluzione naturale. Il rientro di Bremer è stato decisivo: un marcatore destro puro, affidabile, che ha consentito alla linea di salire con più sicurezza. Da lì, la squadra ha iniziato a muoversi con maggiore coerenza, senza snaturarsi.

Kalulu esulta dopo aver propiziato l'autogol di Calabresi del momentaneo 0-1 in Pisa-Juventus
Kalulu esulta dopo aver propiziato l’autogol di Calabresi del momentaneo 0-1 in Pisa-Juventus

Kalulu, il jolly silenzioso

Una delle certezze assolute di questa Juventus è Pierre Kalulu. È l’unico ad aver giocato tutti i minuti disponibili e non è un caso. Spalletti lo considera il profilo ideale per un calcio fluido e adattabile. All’inizio braccetto di destra, oggi terzino in una linea a quattro, Kalulu garantisce equilibrio ma anche soluzioni offensive. Grazie ai movimenti interni degli esterni, ha spesso campo libero per accompagnare l’azione. Il gol segnato contro il Pisa, con un’azione iniziata e conclusa da lui, è la sintesi perfetta della sua utilità: non appariscente, ma decisivo.

McKennie
McKennie

McKennie, l’arma tattica che sposta gli equilibri

Se c’è un giocatore che incarna la nuova Juventus, quello è Weston McKennie. Duttilità, sacrificio, imprevedibilità: tutto ciò che serve a una squadra che vuole confondere l’avversario prima ancora di colpirlo. Nel 3-4-2-1 iniziale, la Juve era solo apparentemente simmetrica. In realtà, grazie ai movimenti di McKennie, diventava asimmetrica e difficile da leggere. Partiva da esterno destro, ma entrava spesso dentro al campo, agendo alle spalle della punta e uscendo per primo in pressione. In fase offensiva, poi, attaccava lo spazio lasciato libero dal movimento incontro del centravanti. Un meccanismo ripetuto più volte, non casuale, che ha dato alla Juve più soluzioni e meno prevedibilità.

I numeri certificano il lavoro

Le opinioni restano opinioni. I numeri, no. Per la prima volta dopo tre anni, la Juventus ha vinto tre trasferte consecutive senza subire gol. La media punti è di 2,18 a partita dopo 11 gare: l’ultima volta che il club aveva numeri simili era la stagione 2020/21, chiusa con lo scudetto. Il confronto con il passato recente è netto. Dopo lo stesso numero di partite, la Juve di Spalletti segna di più e subisce molto meno rispetto alla gestione precedente. Non è ancora una corsa solitaria verso la vetta, ma è una marcia credibile. E soprattutto, finalmente, consapevole.

Pubblicità
- Pubblicità -