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Miretti architetto della trequarti: prestazione da standing ovation

La metamorfosi di un talento che, sotto la guida di Spalletti, ha smesso di correre all'indietro per iniziare a dettare legge negli ultimi venti metri. Tra controlli orientati che saltano l'uomo e una ritrovata freddezza sottoporta, Fabio Miretti si riprende lo Stadium con la personalità del veterano, trasformando l'ansia da prestazione in una standing ovation che profuma di consacrazione definitiva.

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Fabio Miretti, nella sfida vinta per 5-0 ai danni della Cremonese, ha regalato una delle migliori prestazioni. In una serata dominata dai padroni di casa, il classe 2003 si è preso definitivamente le chiavi della trequarti, dimostrando una maturità e una visione di gioco che ne fanno, oggi, l’uomo in più di una Juve sempre più autoritaria.

Miretti, il regista d’avanguardia: l’analisi di una serata da dominatore totale

Il numero 21 si è distinto n campo, facendo risaltare le sue qualità e confermandosi come un uomo importante nel centrocampo di Spalletti. Nel match che ha visto impegnate Juventus e Cremonese, non sono mancate le ottime giocate del giovane, una di queste valida per il vantaggio bianconero.

Al minuto numero 12 la conclusione al volo dal limite dell’area è proprio di Miretti, la quale viene deviata involontariamente da Bremer, che ha sbloccato il match. Sebbene il gol sia stato assegnato al difensore brasiliano, il merito dell’iniziativa è tutto del centrocampista. Al minuto 48, invece, ha servito un pallone splendido per McKennie (poi finito in rete come autogol di Terracciano), dimostrando una visione di gioco superiore.

Oltre alle giocate decisive, ha messo costantemente i compagni in porta (inclusa un’imbucata per David, poi annullata per fuorigioco) e ha mostrato una gestione del pallone molto più matura rispetto al passato. Si è vista una connessione speciale con il nuovo centravanti. Miretti ha capito subito i movimenti del canadese, servendogli tre palloni filtranti che hanno tagliato in due la difesa della Cremonese. Questo asse potrebbe diventare il vero motore offensivo della stagione.

Omaggiato da allenatore e compagni, al momento della sostituzione, i tifosi dell’Allianz Stadium gli hanno regalato una meravigliosa standing ovation.

Oltre la regia: Miretti si prende la trequarti e accende la luce allo Stadium

L’analisi del ruolo di Fabio Miretti è uno dei temi tattici più affascinanti della gestione Spalletti: la partita contro la Cremonese ha fornito prove schiaccianti a favore della sua evoluzione in trequartista puro. In questa posizione, Miretti agisce tra le linee di difesa e centrocampo avversarie e funziona perchè ha un “primo controllo” orientato che gli permette di saltare l’uomo nel momento stesso in cui riceve palla. Giocando più vicino alla porta, questo talento diventa letale.

Non è da dimenticare il suo ruolo di regista/mezzala, ancora determinate per la Juventus odierna. Con Miretti in questo ruolo la Juve avrebbe una pulizia d’uscita del pallone superiore. È un giocatore che sa resistere al pressing e potrebbe dettare i tempi della manovra fin dalla propria metà campo. L’unico rischio è che allontanandolo dalla porta, si potrebbe perdere la sua capacità di inserimento.

Nonostante la pluralità di ruoli ricopribili, quello di trequartista ricoperto contro la Cremonese è forse quello che più gli permette di esprimersi in campo. La Juventus ha già dei giocatori d’ordine come Locatelli, a centrocampo mancava proprio la spinta che sta fornendo il giovane bianconero. Arretrarlo sarebbe uno spreco di “senso del gol“. Sebbene non abbia ancora medie realizzative altissime, la sua presenza in area attira i difensori e libera spazi per gli esterni.

Miretti, la rivoluzione tra Allegri e Spalletti: da mezzala di fatica a diamante della trequarti

Con Massimiliano Allegri Miretti veniva impiegato principalmente come mezzala nel 3-5-2. Spesso si trovava a dover correre all’indietro per coprire le lacune difensive, arrivando negli ultimi 20 metri con poca lucidità. Il suo compito era “legare” il gioco, ma finiva per essere schiacciato dai compiti di interdizione.

Con Luciano Spalletti, invece, si osserva un giocatore più sciolto e più libero, capace di legare il gioco, innescare le punte e anche segnare. Nel nuovo 4-2-3-1, Miretti agisce stabilmente sulla trequarti. Non deve più occuparsi della prima costruzione, ma può concentrarsi esclusivamente sulla rifinitura. Spalletti lo vuole “dentro la partita” solo dove conta: tra le linee difensive avversarie. Spalletti gli ha dato fiducia pubblica, questo ha rimosso quel timore di sbagliare che lo portava, in passato, a forzare giocate difficili o a concludere male in rete. Ieri sera, nel tiro che ha siglato l’1-0, la sua coordinazione era quella di un veterano, non di un giovane in ansia da prestazione.

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