Il clima attorno a Inter-Juventus non accenna a raffreddarsi, spostandosi dal rettangolo verde alle stanze della giustizia sportiva. L’episodio cardine del match — l’espulsione di Pierre Kalulu a seguito di un contatto inesistente con Alessandro Bastoni — ha innescato una reazione a catena che ha visto i vertici societari bianconeri protagonisti di un acceso faccia a faccia con il direttore di gara Federico La Penna. Secondo le ricostruzioni, il tunnel di San Siro è diventato teatro di una contestazione veemente che ha coinvolto il CEO Damien Comolli e il Director of Football Strategy Giorgio Chiellini, accompagnati da un altrettanto scosso Luciano Spalletti.
La ricostruzione: il tunnel della discordia
Mentre le squadre rientravano negli spogliatoi al termine della prima frazione, la dirigenza juventina ha intercettato la terna arbitrale per chiedere spiegazioni su una decisione definita “inaccettabile”.
- Damien Comolli: L’amministratore delegato è apparso il più agitato, inveendo contro La Penna con toni molto alti prima di essere fisicamente allontanato da Spalletti, che ha agito da mediatore per evitare che la situazione degenerasse ulteriormente.
- Giorgio Chiellini: L’ex capitano, oggi dirigente, ha martellato l’arbitro con il grido ritmato «Non esiste! Non esiste!», sottolineando l’assurdità di un provvedimento che ha, di fatto, alterato gli equilibri del Derby d’Italia.
- Luciano Spalletti: Sebbene anch’egli furioso per una partita “rovinata”, il tecnico ha mantenuto un profilo più istituzionale, limitandosi ad accuse tecniche senza sfociare nell’insulto personale, cercando anzi di placare la furia di Comolli.
Il Codice di Giustizia: cosa rischia la dirigenza
La palla passa ora al Giudice Sportivo Gerardo Mastrandrea, che si esprimerà sulla base del referto arbitrale e del rapporto degli ispettori della Procura Federale presenti a bordo campo. Il regolamento è estremamente rigido riguardo alla condotta dei dirigenti nei confronti degli ufficiali di gara.
Le possibili sanzioni (Art. 9 e 35 CGS):
- Inibizione temporanea: È la sanzione più probabile. L’articolo 35 prevede un minimo di 2 mesi di inibizione in caso di condotta ingiuriosa o irriguardosa. Se venisse ravvisata una “particolare gravità” o un contatto fisico (seppur non segnalato dalle immagini), lo stop potrebbe salire a 4 mesi.
- Ammende pecuniarie: Oltre alla squalifica, per i dirigenti scatta quasi sempre una multa salata a carico della società.
- Squalifica a tempo determinato: Nei casi più gravi, l’inibizione può comportare il divieto di rappresentare il club in ambito federale e di accedere agli spogliatoi durante le gare ufficiali.
Mentre Spalletti sembra destinato a cavarsela con una semplice ammonizione o una diffida, la posizione di Comolli appare più delicata, con il rischio concreto di un allontanamento forzato dai campi per l’intero finale di stagione. Chiellini, sebbene meno aggressivo fisicamente, rischia comunque una squalifica “soft” di qualche settimana per il tono intimidatorio della protesta.
