Settantadue giorni dopo l’insediamento alla Continassa, la linea di Luciano Spalletti è ormai chiara. La Juventus ha cambiato passo senza strappi, attraverso una costruzione silenziosa e progressiva, lontana dalle rivoluzioni annunciate.
Quando a fine ottobre il tecnico ha accettato la panchina bianconera, il contesto appariva fragile. Anni di risultati discontinui, l’ultimo scudetto datato 2020 con Maurizio Sarri, e una sensazione diffusa di precarietà strutturale. Spalletti ha scelto un’altra strada: niente scorciatoie, prima gli uomini, poi il sistema.
Il 4-2-3-1 resta l’orizzonte, ma la transizione è stata guidata dalla lettura dello spogliatoio. In poco più di due mesi e quattordici gare ufficiali, è emerso un nucleo ristretto di leader su cui poggia il nuovo corso. Un gruppo che ha dato equilibrio e identità prima ancora degli aggiustamenti tattici.
Il rientro di Gleison Bremer, fermo per infortunio nelle prime settimane, non ha cambiato la rotta: ha semmai rafforzato una struttura già avviata. Un dettaglio non secondario, che racconta come la nuova Juventus stia nascendo più dalla gestione che dai singoli. Il progetto non è ancora completo, ma la direzione è tracciata. E non sembra improvvisata.

