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La Juventus di Spalletti nasce dalle certezze: ecco il blocco chiave

Kalulu, Locatelli, Thuram e Yildiz: pochi uomini, tante responsabilità nel nuovo corso bianconero

4 min di lettura

La Juventus di Luciano Spalletti non nasce dal modulo, ma dalle certezze. Prima ancora delle idee tattiche, il nuovo corso bianconero si sta costruendo su un blocco ristretto di uomini affidabili, scelti per personalità, continuità e capacità di reggere la pressione. È da lì che prende forma una squadra che vuole tornare credibile, in Italia e fuori. Non è una rivoluzione rumorosa. È una ricostruzione silenziosa, fatta di scelte nette.

Kalulu come perno, la difesa ritrova stabilità

Se c’è un volto che racconta meglio di altri questa Juventus, è quello di Pierre Kalulu. Sempre in campo, mai sostituito, zero minuti saltati: numeri che non sono solo statistica, ma fotografia di uno status. Spalletti lo ha eletto a perno difensivo, e Kalulu ha risposto con affidabilità costante e letture sempre più mature.

Accanto a lui è cresciuto Lloyd Kelly, diventato progressivamente una presenza stabile nella linea arretrata. Qualche stop fisico ne ha spezzato la continuità, ma quando è stato disponibile ha confermato di poter reggere il ruolo, dando alla difesa una solidità che negli ultimi anni era mancata.

Locatelli mostra il suo disappunto dopo un errore commesso nel corso della partita della Juventus
Locatelli mostra il suo disappunto dopo un errore commesso nel corso della partita della Juventus

Locatelli e Thuram, l’equilibrio passa dal centro

Il cuore della squadra batte a centrocampo, dove Manuel Locatelli e Khéphren Thuram hanno trovato una sintonia sempre più evidente. Una coppia che unisce ordine e forza, lettura e dinamismo.

Nel passaggio al 4-2-3-1, questo tandem è diventato ancora più centrale. Locatelli garantisce geometrie e copertura, Thuram aggiunge strappi e presenza fisica. È lì che la Juventus ha iniziato a dare un senso alle partite, controllandone i ritmi invece di subirli.

Kenan Yildiz
Kenan Yildiz

Yildiz come volto del progetto

Davanti, la Juventus ha scelto il suo simbolo. Kenan Yildiz non è solo talento, ma identità. Spalletti lo considera un giocatore totale, capace di muoversi su tutto il fronte offensivo senza perdere incisività.

Il modulo, per lui, è davvero solo un numero. Yildiz può partire largo, agire tra le linee o accentrarsi: ciò che non cambia è il peso specifico che ha nel gioco. È il volto della Juventus che verrà, quella che vuole tornare a creare, non solo a contenere.

Mckennie esulta dopo il gol dell'1-1 in Juventus-Lecce
Mckennie esulta dopo il gol dell’1-1 in Juventus-Lecce

McKennie e Cambiaso, soluzioni più che alternative

Dentro questo sistema fluido, Weston McKennie è diventato un jolly irrinunciabile. Ha giocato ovunque e quasi sempre bene. Mediano, esterno, trequartista, ala: adattabilità totale e rendimento costante. Non a caso è tra i più utilizzati della rosa, anche se Spalletti ha iniziato a dosarne le energie per evitare cali sul lungo periodo.

Il quadro si completa con Andrea Cambiaso. Non sempre continuo, ma spesso determinante. La sua spinta, la qualità negli ultimi trenta metri e la duttilità tattica lo rendono una risorsa preziosa, soprattutto in quelle partite in cui serve allargare il campo e cambiare ritmo.

Una Juventus che riparte dalle certezze

La nuova Juventus non è ancora definitiva, ma è già riconoscibile. Spalletti ha tracciato una linea chiara: pochi uomini chiave, responsabilizzati, attorno ai quali costruire il resto. Prima l’affidabilità, poi il talento. Prima l’identità, poi il contorno. È da questo zoccolo duro che passa il rilancio bianconero. E questa volta, non sembra un’illusione di inizio stagione.

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