La Juventus ha rimesso insieme i pezzi. Le ultime uscite, contro Sassuolo e Lecce, restituiscono l’immagine di una squadra più solida, più ordinata, più consapevole dei propri mezzi. Non è ancora una Juve dominante, ma è una Juve che concede poco, che tiene il campo e che ha finalmente smesso di vivere di fiammate isolate.
Una sensazione condivisa anche da tuttojuve.com, che nelle sue analisi più recenti sottolinea come i margini di crescita siano ancora molto ampi, soprattutto se il club saprà intervenire con lucidità sul mercato. È lì che si gioca il vero salto di qualità.
La crescita passa dal centrocampo
Il nodo centrale non è tattico, ma strutturale. Questa Juventus ha bisogno di qualità e gol dalla mediana. Non solo palleggio o copertura, ma inserimenti, presenza offensiva, peso negli ultimi trenta metri. È in quella zona che si può ridurre il divario con le squadre che oggi sembrano più complete e continue.
La sensazione è che la base sia stata messa: organizzazione, equilibrio, identità. Ora servono innesti mirati, non rivoluzioni. Uno o due profili capaci di alzare il livello medio e dare soluzioni diverse quando la partita si incarta.
L’attacco e il tema della concretezza
Davanti, il discorso è più sottile. Le occasioni arrivano, e non sono poche. Il problema è cosa se ne fa. Se Jonathan David riuscisse ad abbinare all’intensità mostrata contro il Sassuolo una maggiore ferocia sotto porta, la percezione cambierebbe in fretta. Le chance avute avrebbero potuto portare a un risultato ben più largo.
Non si tratta di processo offensivo, ma di finalizzazione. E quando il tema dei gol sbagliati diventa ricorrente, smette di essere episodico. È su questo che la Juventus deve lavorare, senza isterie ma con lucidità. Con più concretezza, il quarto posto resta un obiettivo assolutamente alla portata. I primi tre sembrano avere qualcosa in più, ma alle spalle la Juve può dire la sua.
Niente voli pindarici: equilibrio prima di tutto
Un aspetto positivo di questo momento è la gestione emotiva. La vittoria per 3-0 contro il Sassuolo non deve creare illusioni, così come non andavano create dopo altri successi stagionali. Allo stesso tempo, la prestazione contro il Lecce ha chiarito che il problema non è il gioco, ma l’ultimo gesto. Equilibrio, dunque. Perché questa Juve cresce quando resta dentro la partita, non quando si specchia.
Miretti, una risposta già in casa
Tra le note più incoraggianti c’è Fabio Miretti. La sua prestazione racconta esattamente ciò che serve: intelligenza tattica, tempi di inserimento, partecipazione costante alla manovra. Non è un caso che, quando entra con convinzione, la squadra guadagni soluzioni.
Valorizzare profili così, affiancarli con scelte di mercato coerenti e continuare a lavorare sull’intesa collettiva: questa è la strada. La Juventus non è ancora arrivata, ma ha smesso di girare a vuoto. E, come sottolineato anche da tuttojuve.com, il prossimo passo non dipenderà solo dal campo, ma dalle decisioni che verranno prese ora.

