Kenan Yildiz ha rilasciato un’intervista esclusiva presso Il Corriere dello Sport, ripercorrendo la sua carriera dagli inizi al Bayern Monaco fino al suo presente alla Juventus, dove spera di restare per tanto tempo e aggiungere un tassello importante ad una storia che dura da ben 129 anni. A incidere maggiormente nella sua vita sicuramente la famiglia e i suoi allenatori: Luciano Spalletti, che lo ha definitivamente consacrato, Massimiliano Allegri, che ha dato avvio alla sua esperienza in maglia bianconera, e Vincenzo Montella, che lo ha aiutato a crescere in nazionale.
Da Ratisbona a Monaco ogni giorno
“Per quattro anni, tornavo a casa da scuola, prendevo la borsa del calcio e mio padre mi accompagnava a Monaco. Rientravamo alle nove di sera o anche più tardi: facevamo 240 kilometri tra andata e ritorno. A dieci anni, poi, ci siamo trasferiti a Monaco. Engin, mio padre, è l’allenatore col quale ho lavorato di più, minimo sei ore al giorno fin da piccolissimo”.
L’importanza della famiglia nella sua vita
“La mia infanzia e adolescenza sono sempre state molto misurate: i miei genitori mi hanno sempre insegnato a non sentirmi migliore degli altri. Anche adesso, io sono molto normale: mi piace ridere e scherzare, non sono diverso da tanti ragazzi della mia età.
È vero, la vita che conduco non è normale, e non è semplice restare con i piedi per terra, ma dietro ho una famiglia molto solida e un gruppo di amici che mi sta affianco”.
La fiducia e la scelta sul rinnovo alla Juventus
“Sul rinnovo di contratto hanno fatto tutto i miei genitori: io ho sempre pensato al mio lavoro, al resto hanno provveduto loro, che sono i miei agenti. Non hanno deciso loro per me perché conoscevano il mio punto di vista: il mio primo pensiero è sempre stata la Juventus. Non so con chi parlano, sono molto impegnati a gestire la mia carriera, ma il mio futuro è qui.
Sono stato undici anni al Bayern Monaco e non ho mai avvertito fiducia lì, per cui per me è stato facile, direi naturale andare via. Alla Juve stavo e sto benissimo, mentre al Bayern ho avuto tanti problemi: c’era sempre qualcuno che era meglio di me”.
Da Allegri a Montella: un ringraziamento agli allenatori
Kenan si è poi aperto sull’impatto che hanno avuto e che tutt’ora hanno diversi allenatori nella sua carriera: Allegri, che lo ha fatto esordire a diciott’anni appena compiuti; Spalletti, che lo descrive come “il nuovo principe del calcio”; e Montella, che lo sta aiutando per migliorarsi e raggiungere livelli top in ottica europea e mondiale.
“Allegri? A lui devo tanto, devo tutta questa vita, per come è cominciata. Spalletti è un grande tecnico, è un uomo speciale, di emozioni. Lui mi lascia tanta libertà: posso partire da sinistra – che è il mio ruolo preferito – ed entrare poi più dentro al campo. Mi piace questa libertà.
Sono anche grato a Montella per avermi portato in nazionale: in Germania non venivo mai chiamato, al mio posto c’era sempre un altro giocatore perché io non ero considerato buono. Eppure, nella storia delle giovanili del Bayern sono quello che è stato eletto come MVP in tutti i tornei che abbiamo disputato”.
