La marcia di avvicinamento della Juventus verso il Derby d’Italia si conclude con una notizia che rasserena l’ambiente della Continassa: l’infermeria è quasi totalmente svuotata. Ad eccezione del lungodegente Dušan Vlahović, il cui rientro è fissato non prima di un mese, Luciano Spalletti potrà contare sull’intera rosa per la sfida più delicata della stagione. I recuperi di Weston McKennie e Francisco Conceição restituiscono al tecnico toscano quelle rotazioni necessarie per affrontare l’Inter con un assetto dinamico, ma gli occhi della critica e dei tifosi sono tutti per lui: Kenan Yildiz. Investito della maglia più pesante, il talento turco è chiamato a trasformare le promesse in una realtà tangibile proprio nel palcoscenico più luminoso del calcio italiano.
Architettura tattica: il 4-2-3-1 con Yildiz “volante”
Secondo le ultime indiscrezioni tattiche, Spalletti è orientato a confermare il 4-2-3-1, un modulo che garantisce ampiezza e una densità costante sulla trequarti. La linea difensiva davanti a Di Gregorio vedrà la coppia centrale composta da Bremer e Kelly, con il compito proibitivo di arginare la fisicità di Lautaro e Thuram, mentre Kalulu e Cambiaso agiranno sulle corsie laterali. In mediana, il sodalizio bianconero si affida alla diga formata da Manuel Locatelli e Khéphren Thuram, quest’ultimo atteso al confronto diretto con il fratello Marcus in una sfida familiare dai risvolti epici.
Il vero fulcro della manovra sarà però il terzetto alle spalle di Jonathan David. La presenza di McKennie e Conceição sugli esterni permetterà a Yildiz di agire nel corridoio centrale, libero di inventare e di rifinire per la punta canadese. Non è esclusa, tuttavia, una variante tattica speculare al 3-4-2-1, che vedrebbe Yildiz e Conceição agire più vicini tra loro per assecondare la verticalità richiesta da Spalletti. Questa flessibilità sarà l’arma segreta per tentare di scardinare il muro nerazzurro, in un match dove la personalità conterà quanto la tecnica.
Il ciclo della verità: cinque partite per cambiare una stagione
Il Derby d’Italia non è che il primo atto di un ciclo di cinque partite che, come sottolineato dal Corriere dello Sport, fungerà da spartiacque per le ambizioni juventine. In questo contesto, il rendimento del numero dieci diventa il barometro dell’intera squadra. A Yildiz viene chiesta quella concretezza che è mancata nelle ultime uscite: dribbling meno fini a se stessi e maggiore incisività negli ultimi sedici metri. La Juventus ha bisogno che il suo gioiello più prezioso brilli sotto le luci di San Siro, trascinando il gruppo fuori dall’impasse realizzativa che ha caratterizzato le sfide contro Lazio e Atalanta.
La sfida di San Valentino rappresenta dunque il momento della verità per il progetto tecnico di Spalletti. Una vittoria a Milano non significherebbe solo accorciare la classifica, ma sancirebbe ufficialmente la maturazione di un gruppo giovane che vuole tornare a recitare un ruolo da protagonista assoluto. La promessa di Yildiz è stata fatta; ora spetta al campo stabilire se il numero dieci è pronto a prendersi definitivamente la scena nel match più importante dell’anno.
