Nel fallimento della Juventus nel centrare quello che ormai è un irraggiungibile posto in Champions League, non può non finire nell’occhio del ciclone anche Kenan Yildiz. Non si può non discutere dell’involuzione del turco nella seconda parte della della stagione, nella quale ha messo a referto solamente 2 reti e 2 assist da inizio febbraio a oggi. Il contributo in termini di gol è sicuramente mancato soprattutto dal momento della firma sul rinnovo del 7 febbraio, come se questo lo avesse appagato e “accontentato”, infatti, se si vanno ad osservare i numeri precedenti al rinnovo, questi sono ben diversi rispetto a quelli successivi, periodo nel quale ha collezionato 8 gol e 4 assist.
Una coincidenza, se così si può definire, che rischia di costare alla Juventus soldi e ambizioni: un fallimento totale che mette in discussione tutto e tutti. Ovviamente la responsabilità del decorso negativo dei bianconeri non è solo di Yildiz, ma il numero 10 che porta sulle spalle lo carica di responsabilità dalle quali non può sottrarsi, come dell’energia e della leadership che deve trasmettere ai suoi compagni attraverso giocate di personalità, dribbling e gol.
Yildiz: le responsabilità della maglia numero 10
Kenan Yildiz, oltre ad indossare la pesante maglia della Juventus, ha il grosso peso di portare sulle spalle il numero 10 e l’eredità di Alessandro Del Piero. Ogni tifoso bianconero che vede quel numero non può non pensare a Del Piero e ai valori tecnici e non solo, che un giocatore con quelle due cifre sulle spalle deve trasmettere all’intero club.
Il confronto tecnico tra Yildiz ed Alex è obiettivamente imparagonabile, si può però discutere sul piano della personalità e del carisma. Già nei suoi primi passi alla Juventus, Pinturicchio non si è mai tirato indietro, giocava con il coltello fra i denti, con il carattere da leader che lo ha da sempre contraddistinto e con la consapevolezza dell’importanza della squadra per cui giocava: il bianconero non era soltanto una divisa, ma qualcosa di tatuato sulla pelle. Al turco è forse mancata proprio quella verve e senso di responsabilità che avrebbero potuto e dovuto dare qualcosa in più nei momenti più importanti della stagione.
La sua giovane età può essere una spiegazione, ma non un alibi. Se diamo un’occhiata in giro per l’Europa e osserviamo i suoi coetanei, notiamo subito il modo in cui incidono nei loro club: Lamine Yamal è assoluto protagonista nel Barcellona a soli 18 anni, il suo connazionale Arda Guler ha in mano le chiavi del centrocampo del Real Madrid, Nico Paz sta trascinando il Como verso l’Europa. Facendo anche un confronto anche con i numeri della scorsa stagione, si nota un piccolo miglioramento, ma i dati non si distaccano molto da quelli attuali. La domanda che sorge spontanea è quindi: Yildiz ha dei limiti? Rispondere ora a questa “provocazione” non è semplice, ma il suo rendimento altalenante e una Juventus da ricostruire partendo proprio da lui, non può che far riflettere tifosi e dirigenti.
