Sconforto azzurro: senza il blocco Juve crolla anche la Nazionale

Le parole di Salihamidzic trovano conferma; il declino della Juventus riflette quello dell’Italia; Mancano identità, leader e struttura

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Le parole di Hasan Salihamidzic, rilasciate alla vigilia, oggi suonano come una sentenza. “Il termometro del calcio italiano è la Juve”, aveva detto. E guardando il presente della Nazionale, è difficile dargli torto.

Per anni l’Italia ha funzionato grazie a un equilibrio preciso, imperfetto ma efficace: il cosiddetto “blocco Juve”. Non era solo una questione di uomini, ma di struttura, mentalità, automatismi. Da Del Piero fino alla BBC (Bonucci, Barzagli, Chiellini) la Nazionale si reggeva su certezze costruite a Torino. Anche nei momenti più complicati, quell’ossatura garantiva identità e competitività. Persino nelle cadute, come quella contro la Svezia, c’era comunque una base riconoscibile. L’ultimo lampo è stato l’Europeo, con Chiesa simbolo di una squadra ancora viva, capace di soffrire e reagire. Ma era già un equilibrio fragile. Oggi quel filo si è spezzato del tutto.

Senza identità

La Juventus non è più il punto di riferimento del calcio italiano e la Nazionale ne riflette il declino. Manca un gruppo guida, mancano leader veri, ma soprattutto manca un linguaggio comune. I giocatori arrivano da contesti diversi, senza continuità, e ogni partita sembra ricominciare da zero. Il risultato è una squadra confusa, fragile mentalmente, incapace di imporsi quando conta.

Non si tratta di un semplice momento negativo, ma di una crisi più profonda che coinvolge l’intero sistema. Il calcio italiano non produce più in quantità né qualità i talenti di una volta e non riesce a costruire squadre dominanti che facciano da base alla Nazionale. Per questo il riferimento alla Juventus fatto da Salihamidzic è così adeguato, senza una locomotiva forte, tutto il movimento rallenta.

C’era una volta la nazionale

Oggi resta soprattutto la sensazione di vivere di ricordi. Il blocco Juve, le grandi difese, i leader carismatici: tutto appartiene a un’altra epoca. Il presente è più povero, più incerto, più fragile. E finché non verrà ricostruita un’identità solida, non basteranno né i nomi né il carattere a cambiare la direzione. L’Italia, semplicemente, non è più quella di prima.

È difficile prenderne atto, ma è così. L’Italia deve smettere di vivere degli albori del passato e guardare in faccia la realtà, siamo una Nazionale che non si qualifica a un Mondiale dal 2014, al pari di Cile e Grecia . E forse è proprio questa la verità più scomoda da accettare, non siamo più un’élite del calcio mondiale. Finché non lo capiremo davvero, continueremo a raccontarci una storia che non esiste più.

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Ciao, sono Simone, dottore in Comunicazione ora punto al giornalismo. Unisco curiosità, spirito critico e attenzione alle fonti per costruire storie solide che sanno anche incuriosire

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