Processo al Mercato: la Juventus e il peso delle scommesse perdute

Analisi del mercato bianconero: dalle occasioni perse del canadese all'inconcludenza del kosovaro. Spalletti attende rinforzi per il nuovo ciclo.

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Nella mattinata di oggi, il “day after” dell’eliminazione europea contro il Galatasaray impone una riflessione profonda che travalica il rettangolo di gioco. Se la squadra di Luciano Spalletti ha dimostrato, pur nella sconfitta, una tempra da Champions League, lo stesso non si può dire per l’architettura societaria. Gli alti e bassi stagionali appaiono come la naturale conseguenza di una campagna acquisti che, finora, non ha apportato quel salto di qualità necessario per competere ai massimi livelli, lasciando il tecnico toscano a gestire una rosa ricca di incognite e priva di certezze nei momenti spartiacque.

L’enigma Jonathan David: un parametro zero senza morsi

Il simbolo principale di questo stallo tecnico è, senza dubbio, Jonathan David. Arrivato in estate dal Lille con l’aura del colpo magistrale a parametro zero, l’attaccante canadese si è rivelato finora un “oggetto misterioso”. Nonostante un bottino statistico di 7 gol e 5 assist, il dato nudo maschera una preoccupante assenza nei big match e una cronica mancanza di cattiveria agonistica. L’errore macroscopico commesso ieri sera, con un incespicamento davanti alla porta che ha vanificato il possibile vantaggio, è il fermo immagine di una stagione abulica. «Un centravanti della Juventus non può permettersi di non incidere quando la palla scotta», avrebbe ribadito lo staff tecnico, evidenziando come il beneficio del dubbio stia ormai lasciando il posto a una richiesta perentoria di risposte.

Zhegrova e il peccato dell’estetica: l’errore che costa l’Europa

Se la Juventus saluta la competizione regina, lo deve in larga parte anche all’imprecisione di Edon Zhegrova. Il kosovaro, dopo aver sciupato un assist al bacio di McKennie spedendo il pallone a lato a porta spalancata, conferma i limiti strutturali già intravisti in campionato. Similmente a Conceiçao, l’ex Lille appare un calciatore “a metà”: devastante nel primo controllo e nel dribbling nello stretto, ma sistematicamente errato nelle scelte decisive. Il suo innamoramento per il pallone e la tendenza a cercare il tocco superfluo ne minano la concretezza, trasformando potenziali occasioni da rete in sterili esercizi di stile. Per Spalletti, la sfida sarà trasformare questo funambolismo in efficacia entro il finale di stagione.

Le lacune di gennaio e il fattore Boga

Anche il mercato di riparazione non sembra aver fornito la scossa sperata. Jeremie Boga, prelevato dal Nizza per ricoprire il ruolo di vice-Yildiz, alterna sprazzi di impegno a leggerezze tattiche imperdonabili, come quella commessa in tandem con Adzic da cui è scaturita la rete di Osimhen. In contesti d’élite e in condizioni di inferiorità numerica, la precisione tecnica diventa un requisito non negoziabile. La sensazione diffusa nell’ambiente bianconero è che a gennaio mancasse un innesto di peso, un vero “ariete” capace di scardinare le difese chiuse, profilo che la società non è riuscita a garantire al proprio allenatore.

Ricostruire intorno a Spalletti

Con il solo fronte del campionato rimasto aperto, la Continassa espone il cartello “lavori in corso”. La programmazione della prossima stagione non può prescindere da una profonda revisione dei criteri di scouting, ma la certezza granitica da cui ripartire ha un nome e un cognome: Luciano Spalletti. È intorno alla sua visione tattica che la società dovrà fondare un ciclo che sia, finalmente, stabile e vincente. La palla passa ora ai vertici dirigenziali, chiamati a dimostrarsi all’altezza della maglia quanto lo è stata la squadra sul campo in questa sfortunata notte europea.

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