Archiviare le scorie di un Inter-Juve così ferocemente divisivo è un esercizio di equilibrismo che Luciano Spalletti sta provando a gestire con la consueta, tagliente lucidità. Alla vigilia dell’impegno di Champions League contro il Galatasaray, il tecnico bianconero si trova a dover scindere il peso politico delle polemiche nazionali dall’urgenza agonistica di un catino bollente come quello turco. La Juventus che sbarca a Istanbul è una compagine che, paradossalmente, ha trovato la propria forza mentale proprio nel momento di massima avversità, ovvero quell’inferiorità numerica che al Meazza avrebbe potuto “ammazzare un toro” e che invece ha prodotto una reazione di gioco superiore alle aspettative.
«Siamo cresciuti molto sotto il profilo della praticità; paradossalmente abbiamo espresso un calcio migliore proprio in dieci uomini», ha analizzato il tecnico, rivendicando l’autorità tattica mostrata nel Derby d’Italia. Tuttavia, il nervo resta scoperto quando si parla della gestione disciplinare del match, in particolare riguardo l’espulsione di Kalulu. Spalletti non ha usato giri di parole per difendere il proprio difensore dalle critiche piovute dal versante nerazzurro: «Mi dispiace che un bravo ragazzo come lui, dopo aver subito due torti colossali, debba prendersi anche del “bischero” da Chivu. È difficilmente accettabile; Cristian si accorgerà di aver sbagliato», ha chiosato con un velo di amarezza, rifiutandosi però di scendere sul terreno dei giudizi personali verso i calciatori avversari.
Sotto il “sole verticale”: la sfida del Rams Park
Il focus deve ora spostarsi necessariamente sulla spedizione turca, dove l’atmosfera si preannuncia elettrica. Spalletti ha descritto l’impatto con lo stadio di Istanbul con una metafora quasi pittorica, parlando di un’impressione di “sole verticale” generata dai riflettori, una luce accecante che non permette di rifugiarsi nell’ombra. In questo scenario, ogni titubanza o fragilità mentale verrà esasperata dall’avversario. «In uno spazio così non puoi nasconderti, bisogna prendersi tutte le responsabilità», ha avvertito il tecnico, consapevole che la prova di maturità della Juventus passerà dalla capacità di restare impermeabile al frastuono esterno.
Le scelte di formazione restano però condizionate dalle assenze. Pesano i forfait di Holm e David, che limitano le rotazioni in vista anche del prossimo impegno di campionato, dove mancherà lo squalificato Kalulu. Spalletti sta valutando se lanciare Openda dal primo minuto o conservarlo come carta da giocare a partita in corso per mantenere alta la qualità dei ricambi. Tra le pieghe della conferenza, è emersa anche una suggestione tattica intrigante: l’impiego di Weston McKennie nel ruolo di centravanti. «Può essere l’occasione giusta», ha ammesso il mister, aprendo alla possibilità di un attacco “leggero” e imprevedibile per scardinare la difesa del Gala.
L’enciclopedia del gol: la minaccia Icardi-Osimhen
L’ultimo pensiero di Spalletti è per la coppia d’attacco stellare che si troverà di fronte. Il tecnico ha reso omaggio a Icardi e Osimhen, definendoli, se presi insieme, come la “enciclopedia del numero nove”. Per neutralizzare due terminali offensivi di tale caratura, la strategia del sodalizio bianconero è chiara e quasi dogmatica nella sua semplicità: limitare il rifornimento. «L’unica soluzione è fargli arrivare meno palloni possibili», ha sentenziato Spalletti, conscio che la partita si vincerà o si perderà nella capacità della propria mediana di troncare le linee di passaggio verso l’area di rigore. La Juventus è chiamata a una prova di forza che sia, allo stesso tempo, di governo e di lotta.
