L’intensità agonistica e il peso specifico della classifica hanno trasformato il 186° Derby d’Italia in un’epopea di novanta minuti dove il verdetto del campo, un 3-2 sofferto e celebrato, consegna all’Inter di Cristian Chivu una seria ipoteca sul titolo e confina la Juventus di Luciano Spalletti a un distacco che sa di resa. Sotto le luci di un San Siro esaurito in ogni ordine di posto, le reti di Andrea Cambiaso (autore anche di un’autorete), l’incornata del subentrato Pio Esposito e il fendente decisivo di Piotr Zielinski nel recupero hanno scandito una serata segnata indelebilmente dall’espulsione di Pierre Kalulu al tramonto del primo tempo. Il successo nerazzurro proietta la capolista a un rassicurante +8 sui cugini del Milan, scavando un solco di undici lunghezze rispetto al Napoli e riscrivendo le gerarchie di un campionato che, fino a ieri, pareva ancora aperto a colpi di scena.
L’episodio spartiacque e la metamorfosi tattica al Meazza
La cronaca dell’incontro non può prescindere dal minuto 42, istante in cui l’equilibrio della contesa è stato scardinato dalla decisione del direttore di gara La Penna di comminare il secondo cartellino giallo a Pierre Kalulu. Il contatto a centrocampo tra il difensore francese e Alessandro Bastoni, apparso ai più come una dinamica di gioco di lieve entità, è stato sanzionato con estrema severità, scatenando le furiose proteste della panchina bianconera e di un Luciano Spalletti visibilmente contrariato per quella che ha definito, nelle interviste post-gara, «una gestione disciplinare che ha snaturato il senso agonistico della sfida». Fino a quel momento, la compagine juventina aveva dimostrato una resilienza d’altoparlante, capace di assorbire l’urto del vantaggio interista nato da un’incursione di Luis Henrique e propiziato da una sfortunata deviazione dello stesso Cambiaso. Il laterale azzurro, tuttavia, aveva saputo emendare l’errore appena nove minuti più tardi, svettando imperiosamente su invito di Weston McKennie per battere Sommer e ristabilire una parità che pareva il preludio a una ripresa di trincea.
L’inferiorità numerica ha costretto la Juventus a un arroccamento forzato, con gli inserimenti di Holm e Koopmeiners volti a garantire una parvenza di densità in mediana, mentre l’Inter, forte del possesso palla e di una spinta incessante sulle corsie esterne, ha iniziato a tessere una tela sempre più fitta intorno all’area di Di Gregorio. Il “fortino” bianconero ha retto agli assalti orchestrati da Marcus Thuram e ai legni colpiti in sequenza ravvicinata da Bastoni, in un’azione convulsa che ha visto il pallone danzare sulla linea di porta prima di essere allontanato dal solito, onnipresente Cambiaso.
L’ascesa di Esposito e il sigillo polacco nel recupero
La mossa risolutiva di Cristian Chivu è giunta al 66’, quando il tecnico rumeno ha gettato nella mischia Pio Esposito, preferendo la fisicità del giovane talento campano alla stanchezza dei titolari. La scelta ha pagato dividendi immediati: al 76’, Federico Dimarco ha pennellato l’ennesimo cross della sua stagione di grazia — il dodicesimo assist complessivo tra le mura amiche — trovando lo stacco imperioso di Esposito che ha trafitto la retroguardia ospite. Nonostante il colpo subito, la Juventus ha avuto il merito di non disunirsi, trovando nel cuore del proprio capitano Manuel Locatelli la forza per un pareggio insperato all’83’. Un destro chirurgico dalla lunetta dell’area di rigore che sembrava aver cristallizzato il risultato sul 2-2, gelando l’entusiasmo dei sostenitori di fede nerazzurra.
Tuttavia, il calcio non ammette cali di tensione nei minuti di recupero, specialmente quando in campo c’è un Piotr Zielinski in cerca di redenzione dopo mesi di prestazioni altalenanti. Al 91’, su una sponda intelligente di Yann Bisseck, il centrocampista polacco ha coordinato il sinistro scoccando un tracciante rasoterra che si è insaccato nell’angolino basso, rendendo vano il tuffo di Di Gregorio. È il gol che chiude l’impasse negoziale con il destino e lancia l’Inter verso una fuga solitaria. «Abbiamo dimostrato una maturità superiore, accettando il rischio pur di cercare la vittoria fino all’ultimo respiro», ha dichiarato Chivu nel summit con i giornalisti al termine della gara. Per la Juventus resta l’amarezza di una prova di carattere vanificata dagli episodi, mentre per il campionato italiano si profila un monologo nerazzurro che solo la matematica si ostina ancora a non ufficializzare.
