Esiste un paradosso tecnico che agita le riflessioni alla Continassa e riguarda l’uomo considerato, fino a pochi mesi fa, l’arma impropria del reparto offensivo bianconero: Francisco Conceição. Se la Juventus di questa stagione viene spesso descritta come una macchina capace di produrre volumi di gioco importanti senza però riuscire a capitalizzare, il fantasista portoghese ne è diventato l’emblema più lampante. Le recenti prestazioni contro l’Atalanta a Bergamo e nel turno precedente a Parma hanno acceso i riflettori su un deficit realizzativo che non è più solo una sensazione degli osservatori, ma una realtà certificata dai numeri.
La metà del dovuto: il verdetto spietato degli Expected Goals
L’analisi statistica della stagione di Conceição rivela una discrepanza profonda tra la pericolosità percepita e l’effettivo bottino raccolto. Secondo le rilevazioni di FootyStats, l’esterno lusitano avrebbe dovuto mettere a segno almeno 4 reti in Serie A, basandosi sulla qualità delle occasioni create e avute (un dato di 4.09 xG). Al contrario, il tabellino recita appena due marcature nel massimo campionato italiano, a cui si aggiunge un solo centro in Champions League.
In sostanza, il portoghese sta segnando esattamente la metà di quanto prodotto. Un’inefficienza sotto porta che pesa come un macigno, specialmente se confrontata con il rendimento dello scorso anno. Di questi tempi, nella passata stagione, il numero 7 bianconero aveva già refertato 4 gol e 5 assist; oggi, il calo nel servizio ai compagni è ancora più evidente, con un solo passaggio vincente messo a referto. Un involuzione che smentisce, per ora, le attese di chi si aspettava il definitivo salto di qualità.
Un investimento da oltre 40 milioni sotto esame
Il dibattito tra i tifosi, che già in estate si erano divisi sull’opportunità di riscattare il calciatore dal Porto, si è riacceso con forza. La dirigenza bianconera ha puntato con decisione sul talento di Coimbra, strutturando un’operazione economica imponente: ai 10 milioni di euro versati per il prestito oneroso, si sono aggiunti i 32 milioni della clausola pagabili in quattro esercizi. Un esborso complessivo che supera i 40 milioni di euro, cifra che impone un rendimento da top player assoluto.
Nonostante i 1536 minuti disputati in 25 presenze – al netto di sette gare saltate tra infortuni e scelte tecniche – l’apporto in termini di “concretezza” resta il vero tallone d’Achille. Conceição continua a saltare l’uomo con una facilità disarmante, ma la sua capacità di trasformare il dribbling in un vantaggio tangibile per il tabellino sembra essersi inceppata nei meccanismi tattici di questa stagione.
Lo step mancato: tra estetica e cinismo
Il problema non è la partecipazione al gioco, quanto il cinismo negli ultimi sedici metri. «La Juve costruisce ma non finalizza», è il mantra che accompagna le cronache delle ultime settimane, e le due clamorose occasioni fallite al Gewiss Stadium sono la fotografia esatta del momento attraversato dal portoghese. Se nella passata annata l’impatto con il calcio italiano era stato giudicato eccellente per freschezza e imprevedibilità, in questo secondo capitolo torinese ci si attendeva una trasformazione in “giocatore totale”.
Il verdetto del campo, supportato dalla freddezza dei dati, suggerisce che il processo di maturazione sia in una fase di stallo. Per giustificare un investimento così oneroso e per trascinare la Juventus fuori dalle secche di un attacco asfittico, Francisco Conceição dovrà ritrovare quel feeling con la porta che, al momento, sembra essere rimasto confinato nei filmati della scorsa stagione.
