Nico Gonzalez ha lasciato la Juventus dopo una sola stagione e lo ha fatto con una formula chiara: prestito oneroso con diritto di riscatto, destinato a trasformarsi in obbligo al verificarsi di condizioni precise. Arrivato a Torino nell’estate 2024 dalla Fiorentina per un’operazione complessiva da 30 milioni più bonus, l’esterno argentino non ha mai inciso davvero in bianconero. Nelle battute finali del mercato estivo è maturata così la cessione ai Colchoneros, con un’intesa che lega il futuro del classe 1998 al suo utilizzo in campionato.
La clausola che decide il futuro
Il perno dell’accordo è semplice: le presenze in Liga. Il diritto di riscatto dell’Atletico Madrid diventa obbligo se Nico Gonzalez raggiunge il 60% delle partite di campionato, a condizione che in ciascuna resti in campo almeno 45 minuti. Tradotto in numeri, l’argentino deve toccare quota 21 gare valide per essere acquistato a titolo definitivo. Dall’esordio post-sosta di settembre, Gonzalez ha collezionato diverse apparizioni con la maglia rojiblanca. Undici di queste soddisfano già i requisiti richiesti (campionato e almeno 45 minuti giocati), portando l’Atletico oltre la metà del percorso necessario per far scattare l’obbligo.
I conti dell’operazione
Sul piano economico, la Juventus ha già messo a bilancio 1 milione di euro per il prestito oneroso, cifra che può salire di un altro milione al raggiungimento di determinati obiettivi sportivi. Il prestito ha durata fino al 30 giugno 2026. Se l’obbligo di riscatto dovesse attivarsi, nelle casse bianconere entrerebbero ulteriori 32 milioni di euro, portando il valore complessivo dell’operazione a 33-34 milioni. Un’uscita che consentirebbe alla Juve di recuperare l’investimento fatto un anno prima e di liberare risorse per il mercato futuro.
Un bivio già tracciato
In sostanza, il destino di Nico Gonzalez è nelle sue prestazioni e nel suo minutaggio in Liga. L’Atletico lo sta utilizzando con continuità e, a questo ritmo, la soglia dell’obbligo non è lontana. Per la Juventus, l’operazione è già impostata per chiudersi senza strappi; per l’argentino, è l’occasione di rilanciarsi in un contesto che, finora, gli sta offrendo ciò che a Torino non aveva trovato: spazio e fiducia.

