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Spalletti dopo Cagliari-Juve: «Non basta comandare, servono furbizia e qualità individuale»

Il tecnico bianconero va oltre il risultato: controllo sì, ma un solo episodio decide. Yildiz promosso, attacco ancora senza colpi

3 min di lettura

La Juventus esce sconfitta dall’Unipol Domus e Luciano Spalletti sceglie la via dell’analisi, più che della recriminazione. È la seconda sconfitta stagionale della sua gestione, dopo quella di Napoli a dicembre, un passo falso che pesa nella corsa alla Champions League e allarga ulteriormente il divario dall’Inter, ora distante dieci punti.

Il tecnico non nasconde l’amarezza, ma invita a leggere la partita oltre il risultato. La Juventus ha controllato ritmo e possesso, concedendo pochissimo, ma è stata punita da un singolo episodio. Tanto è bastato per tornare a casa a mani vuote.

«Non meritavamo di perdere, ma potevamo evitarlo»

Spalletti difende l’impianto della gara, senza ignorarne i limiti. «Probabilmente non meritavamo la sconfitta», spiega, «ma il Cagliari è stato bravo e intelligente a sfruttare un episodio nato da una punizione deviata. Quel fallo si poteva evitare, perché così ci siamo portati il pallone in area».

Il messaggio è chiaro: la prestazione c’è stata, ma nei dettagli la Juventus deve crescere. «Dobbiamo continuare su questa strada, perché la prossima volta potrebbe funzionare. Però serviva muovere il pallone più velocemente al limite dell’area, cercare il tiro da fuori invece di andare sempre al cross. E quando si crossa, bisogna farlo meglio».

Yildiz promosso, ma l’attacco resta un nodo

Tra le note positive c’è la prova di Kenan Yildiz. «Ha fatto una buonissima partita, anche se era un po’ influenzato», sottolinea Spalletti. «È stato anche sfortunato in alcune situazioni, ma deve continuare a fare le stesse cose».

Il tecnico evidenzia come la Juventus abbia quasi del tutto neutralizzato le ripartenze del Cagliari, soffocando ogni tentativo. Ma il dato che pesa è un altro: nessuna conclusione nello specchio per i centravanti. Jonathan David e Loïs Openda non sono mai riusciti a calciare verso la porta. «Andavano aiutati con più velocità nello sviluppo dell’azione e con qualità superiore», spiega l’allenatore. «Serviva meno frenesia e più rispetto dei ruoli».

La metafora e il ritmo spezzato

Nel suo stile, Spalletti ricorre a una metafora per descrivere il momento della squadra. «I colori li sento e la musica la vedo qualche volta», dice. «Bisogna anticipare, non reagire: la reazione è sempre passato». Un invito a leggere le situazioni prima che accadano, a essere più scaltri e qualitativi nei momenti decisivi.

Non manca, infine, una riflessione sull’andamento spezzettato della gara. «C’è il problema dei giocatori che restano a terra troppo spesso. Succede dieci o quindici volte a partita: non è solo il recupero, è l’intensità che si perde». La Juventus esce da Cagliari con una sconfitta che brucia, ma anche con indicazioni precise. Il controllo del gioco non basta più. Per trasformare il dominio in punti servono furbizia, qualità individuale e tempi giusti. È lì che, per Spalletti, passa il prossimo salto.

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