La Juventus osserva, prende appunti e comincia a muovere le prime pedine. Oscar Mingueza è un nome che circola con sempre maggiore insistenza negli uffici della Continassa, ma la trattativa è appena agli inizi e si preannuncia tutt’altro che lineare. Non per una mancanza di interesse, quanto per incastri economici e politici che rendono l’operazione delicata.
Mingueza, una pista che nasce in salita
Il Celta Vigo non ha fretta di cedere. Mingueza è un titolare, una pedina funzionale, e soprattutto un giocatore il cui cartellino porta con sé una clausola non secondaria: il 50% di una futura cessione spetterebbe al Barcellona. Un dettaglio che raffredda qualsiasi sconto e rende complicato immaginare una partenza immediata in questa finestra di mercato.
La Juventus lo sa. Un’offerta da tre o quattro milioni oggi appare insufficiente per scalfire le resistenze del club spagnolo. Servirà lavorare di diplomazia, forse più che di cash, un po’ come accadde due anni fa con Tiago Djalò: un’operazione anticipata per bruciare la concorrenza dell’Inter, poi rivelatasi sfortunata per motivi fisici, ma che dimostra come a Torino non abbiano paura di forzare i tempi quando intravedono un’opportunità.
Un profilo scelto per ruolo e utilità
Mingueza non arriva per fare numero. Nelle idee della Juventus, sarebbe il vice di Pierre Kalulu, non l’alternativa di João Mario. Il motivo è semplice: l’ex Barcellona può giocare sia da centrale che da terzino destro, esattamente come Kalulu. Una duttilità preziosa per una rosa che, al netto delle rotazioni, presenta ancora qualche vuoto strutturale. È un innesto pensato per equilibrare, non per stravolgere. Un difensore che conosce i tempi della Liga, abituato a giocare sotto pressione e con una discreta qualità in uscita.
Il mercato Juve come domino
Il discorso, però, non riguarda solo Mingueza. Il mercato bianconero procede per scenari concatenati. Se e quando dovesse partire Adzic, verrebbe inserito un vice di Kenan Yıldız. A centrocampo, invece, tutto dipenderà dalle uscite o da eventuali occasioni dell’ultimo giorno, come Davide Frattesi, qualora si riaprisse una formula oggi considerata chiusa. La sensazione è che la Juventus si stia tenendo margine di manovra, pronta a intervenire solo se le condizioni diventassero favorevoli.
Il nodo João Mario e la questione minusvalenza
C’è poi un altro tema da risolvere, meno visibile ma altrettanto centrale: trovare una destinazione per João Mário. Il portoghese è costato circa 12 milioni e per evitare una minusvalenza servirà incassarne almeno 11. Non semplice, considerando il poco spazio trovato finora. Per lui, una soluzione in prestito con diritto di riscatto potrebbe essere la strada più praticabile. Anche per rimettere minuti nelle gambe dopo una stagione passata quasi sempre in panchina con Luciano Spalletti.

