Alla Continassa il tema non è più se intervenire davanti, ma come farlo senza compromettere l’equilibrio della stagione. La Juventus ha aperto più tavoli, ha scandagliato il mercato estero e sta valutando profili diversi per età, costo e impatto immediato. Ma tra tutte le opzioni sullo sfondo, ce n’è una che continua a tornare con insistenza.
Juventus, l’attacco al centro delle scelte
Il reparto offensivo è sotto osservazione da settimane. La dirigenza bianconera ha raccolto informazioni su Kevin Schade e Mikkel Damsgaard del Brentford, oltre a Simon Adingra del Sunderland. Profili interessanti, giovani, futuribili. Ma anche operazioni che richiederebbero tempo di inserimento. Ed è proprio qui che entra in gioco un altro nome.
Chiesa, la scorciatoia più credibile
Nel mosaico delle valutazioni, Federico Chiesa rappresenta qualcosa di diverso. Non un investimento da costruire, ma una soluzione pronta, immediata, affidabile. In una fase in cui la Juventus si gioca punti pesanti per la corsa al quarto posto Champions, il fattore tempo pesa più del potenziale. Chiesa conosce l’ambiente, conosce la Serie A e non avrebbe bisogno di rodaggio. È questo il suo vero vantaggio competitivo rispetto alle alternative estere.
La Juventus ragiona su una formula chiara: prestito secco di sei mesi, ricalcando lo schema già visto con Randal Kolo Muani nel 2024. Un’operazione a rischio contenuto, pensata per incidere subito senza appesantire il futuro. Il problema, però, non è a Torino.
Il nodo Liverpool e l’effetto Salah
Il Liverpool non appare oggi orientato a concedere facilmente Chiesa. La situazione è legata a doppio filo al futuro di Mohamed Salah, ancora da chiarire. Finché il destino dell’egiziano resta sospeso, i Reds difficilmente apriranno a un’uscita che ridurrebbe ulteriormente le opzioni offensive a disposizione di Arne Slot.
Il quadro è chiaro: la Juventus ha alternative, ma Chiesa resta la carta che garantisce più certezze nel minor tempo possibile. Tutto dipenderà dagli incastri internazionali e dalla volontà del Liverpool di accettare una soluzione temporanea. Nel frattempo, a Torino si continua a osservare. Perché a gennaio, più che inseguire il talento, spesso conviene scegliere chi sa già dove si trova.

