A poche ore dal calcio d’inizio del posticipo tra Roma e Juventus, l’eco dell’eliminazione dalla Champions League continua a condizionare l’ambiente bianconero. In un’intervista rilasciata nella mattinata di oggi ai taccuini di Tuttosport, il leggendario Dino Zoff, reduce dai festeggiamenti per i suoi 84 anni, ha analizzato la congiuntura critica del club torinese, offrendo una prospettiva esperta sulla gestione psicologica dei singoli e del collettivo. La sfida dell’Olimpico, pur non essendo ritenuta ancora l’ultima spiaggia per la massima competizione europea, rappresenta per l’ex portiere azzurro un test di maturità imprescindibile per valutare la reale guarigione della compagine di Luciano Spalletti.
Il fattore psicologico: superare l’impasse Di Gregorio
Uno dei temi centrali della vigilia riguarda l’avvicendamento tra i pali e il momento opaco attraversato da Michele Di Gregorio. Zoff, con l’autorevolezza di chi ha segnato un’epoca nel ruolo, ha tracciato la rotta per il recupero mentale dell’estremo difensore, esortandolo a un drastico “reset” emotivo. La gestione dell’errore, secondo il Monumento, è l’unico discrimine tra un buon portiere e un campione capace di reggere le pressioni di un sodalizio come quello juventino.
«Gli direi di restare tranquillo e, soprattutto, di non pensarci più. Io operavo in questo modo: il giorno successivo ripartivo da zero, come se nulla fosse accaduto. Gli errori appartengono al gioco e sono capitati a tutti noi, a maggior ragione a chi ricopre il ruolo di portiere. L’essenziale è non trascinarseli dietro come un fardello», ha sottolineato Dino Zoff, stigmatizzando l’inutilità del rimuginare su scenari ipotetici. «Di Gregorio è un interprete di valore e non deve prestare fianco alle critiche né perdersi nei “se avessi fatto così”. Non serve a nulla: dopo un episodio negativo si ricomincia con determinazione raddoppiata».
L’assenza di Locatelli e il peso del post-Galatasaray
Il summit tecnico di stasera dovrà fare i conti con l’assenza pesante di Manuel Locatelli, squalificato e ormai riconosciuto come il vero equilibratore tattico della Juventus. Zoff ha rimarcato come la mancanza dell’ex milanista peserà sensibilmente sulla fluidità della manovra, privando la squadra di un riferimento che stava attraversando una fase di crescita esponenziale. Parallelamente, l’analisi si è spostata sulla delusione europea, avvertendo l’ambiente di non lasciarsi ammaliare dalla prestazione orgogliosa, ma infruttuosa, offerta mercoledì contro il Galatasaray.
«La delusione di aver soltanto sfiorato l’impresa senza concretizzarla ti rimane addosso come una sensazione di fatica vana. È il sentimento peggiore, perché percepisci che aver dato il massimo non è bastato. I calciatori devono essere maestri nel voltare pagina immediatamente», ha spiegato l’ex capitano bianconero. «Con il Galatasaray la Juventus ha disputato una grande prova, ma bisogna essere cauti: quando sei con le spalle al muro e non hai più nulla da perdere, è fisiologicamente più semplice produrre performance di alto livello. Non facciamoci incantare dalle esaltazioni; per capire se la squadra è guarita serve continuità a partire da stasera».
L’attacco orfano di Vlahovic e la fiducia a Spalletti
In proiezione offensiva, il peso della responsabilità ricadrà quasi interamente su Kenan Yildiz. Sebbene il talento turco sia ormai una certezza, Zoff ha evidenziato una pericolosa dipendenza tattica, aggravata dall’assenza prolungata di Dusan Vlahovic. La mancanza del serbo non sottrae solo gol, ma rompe un’intesa funzionale che permetteva a Yildiz di esprimersi con maggiore libertà e meno compiti di finalizzazione pura.
«Parliamo di un ragazzo che sta diventando un grande giocatore ed è naturale che faccia la differenza, ma servirebbe qualcuno che gli desse man forte. Il resto del reparto avanzato non sta garantendo l’apporto sperato e l’assenza di Vlahovic è pesantissima, poiché i due formavano una coppia con caratteristiche complementari», ha osservato Zoff. Nonostante l’impasse, la fiducia in Luciano Spalletti resta totale: «Ha raddrizzato la squadra e merita continuità. Non avrebbe alcun senso ipotizzare cambi tecnici ogni sei mesi; Spalletti ha la mia piena fiducia».
