Il post-partita della Juventus all’Ali Sami Yen si tinge di toni cupi nelle parole di un Luciano Spalletti visibilmente contrariato. Il tecnico toscano, intervenuto ai microfoni di Sky Sport, non ha cercato rifugio negli episodi arbitrali, pur ammettendo l’impatto devastante dell’espulsione di Cabal. La sua analisi si è spostata immediatamente sul piano dell’atteggiamento e della tenuta nervosa di una compagine che, dopo un primo tempo di spessore, si è letteralmente dissolta sotto la pressione del Galatasaray.
«Avevamo chiuso il primo tempo con segnali contrastanti, ma nella ripresa l’obiettivo era ripristinare l’ordine tattico attraverso alcuni accorgimenti», ha esordito l’allenatore bianconero, sottolineando come il problema non sia stato esclusivamente di natura tecnica. La critica più feroce riguarda l’identità del gruppo: «Siamo calati drasticamente sotto il profilo della personalità e del carattere. Stasera non abbiamo fatto un passo indietro, ne abbiamo fatti tre». Un’ammissione di colpa collettiva che evidenzia una preoccupante fragilità mentale nei momenti di massima turbolenza agonistica.
La gestione dei cartellini e il “suicidio” tattico
Spalletti ha poi approfondito le scelte strategiche, in particolare il cambio tra Cambiaso (già ammonito) e Cabal, mossa che si è rivelata un boomerang paradossale. «Andrea aveva rischiato il secondo giallo già nel finale della prima frazione; in queste sfide d’élite è doveroso gestire le ammonizioni con le sostituzioni per evitare inferiorità numeriche», ha spiegato il tecnico ai microfoni della testata satellitare. Tuttavia, la cautela non è bastata a proteggere la Juventus dall’irruenza del difensore colombiano, espulso al 67′.
Il tecnico ha però voluto rimarcare come l’inferiorità numerica sia stata solo il colpo di grazia a una prestazione già compromessa da errori individuali grossolani: «Oltre al rosso, ci abbiamo messo molto del nostro. Abbiamo perso palloni sanguinosi e, cosa più grave, non siamo stati capaci di percepire la pericolosità delle situazioni che stavamo creando con i nostri stessi errori». Il riferimento è alla gestione del possesso e alla mancanza di lettura delle fasi critiche, un’impasse che ha trasformato una sconfitta di misura in una disfatta storica che ora mette a serio rischio il prosieguo del cammino europeo.
