Le notti di Champions League sanno essere ironiche, mettendo di fronte destini che si sono sfiorati senza mai intrecciarsi del tutto. Stasera, al RAMS Park, Victor Osimhen ritrova la Juventus e soprattutto Luciano Spalletti, l’architetto del suo scudetto napoletano, oggi seduto sulla panchina bianconera. Un incrocio che, secondo quanto rivelato dallo stesso nigeriano a La Gazzetta dello Sport, avrebbe potuto avere colori diversi. Il centravanti, oggi trascinatore del Galatasaray, ha confessato di essere stato a un passo dal vestire la maglia della Signora durante una sessione di mercato estiva che ha rischiato di riscrivere la storia recente della Serie A.
Il corteggiamento di Giuntoli e il veto di De Laurentiis
Il legame tra Osimhen e Cristiano Giuntoli, oggi Football Director della Juventus, non è mai stato un segreto: fu proprio il dirigente toscano a portarlo a Napoli dal Lille per una cifra record. Quel filo non si è mai spezzato, tanto che Giuntoli avrebbe tentato il “colpo del secolo” per portarlo a Torino durante la scorsa estate.
«Prima che iniziasse la trattativa con il Galatasaray, Giuntoli mi chiamò per portarmi alla Juve», ha ammesso candidamente Victor. «Ho parlato con alcune persone del club, l’interesse c’era ed era concreto. Quando ti chiama una società come la Juventus, devi sederti e ascoltare, a prescindere dal passato». A bloccare quello che sarebbe stato il trasferimento più discusso degli ultimi anni è stato però il muro eretto dal Napoli. Pur senza nominarlo direttamente, Osimhen ha puntato il dito contro chi ha impedito l’affare: «Sapevo che lui non mi avrebbe mai lasciato partire per una diretta rivale. Il Napoli non voleva cedermi in Italia, mi hanno trattato in un modo che mi ha ferito, ma il calcio è anche questo».
Spalletti e la notte dello Scudetto: «Lavorava giorno e notte»
Se il mercato ha diviso i loro percorsi, il campo stasera li riunisce come avversari. Osimhen ha approfittato dell’intervista per smentire le voci di un rapporto logoro con Luciano Spalletti, descrivendolo invece come il principale artefice della sua esplosione mondiale. «Si diceva che litigassimo, ma sono bugie. Lo stimo immensamente: è un uomo che ha vissuto e dormito nel centro sportivo per mesi solo per convincerci che potevamo vincere lo scudetto».
Secondo il nigeriano, la forza di Spalletti risiede nella capacità di trasformare i calciatori prima come uomini: «Ha portato me, Kim e Kvaratskhelia al top della condizione, esigendo sempre il massimo. Certi allenatori ti segnano nel profondo». Stasera, però, non ci sarà spazio per i sentimenti: Osimhen cercherà di punire il suo “maestro” per regalare al Galatasaray un vantaggio decisivo verso gli ottavi, consapevole che la Juventus sarà un ostacolo durissimo, specialmente con un tecnico che conosce ogni suo movimento.
