La Juventus ha tracciato la rotta, e al timone del domani bianconero figura ancora, con decisione, il nome di Luciano Spalletti. Il tecnico di Certaldo ha saputo conquistare l’ambiente grazie a una metamorfosi tattica che ha restituito alla “Vecchia Signora” una qualità di manovra smarrita da tempo, ma l’estetica, a Torino, non è mai stata un fine ultimo. Il sodalizio bianconero, scosso dall’uscita prematura dalla Coppa Italia e con il percorso europeo appeso al filo sottilissimo del ritorno contro il Galatasaray, si trova dinanzi a un bivio esistenziale. Il dogma è chiaro: «Nessuno tocchi Spalletti», a patto che la qualificazione alla prossima Champions League non sfumi. Il quarto posto non è solo un traguardo sportivo, ma un imperativo economico imprescindibile per evitare il collasso del progetto tecnico.
L’equazione di Comolli: bilanci e ambizioni al limite
Il peso del futuro grava sulle spalle dell’amministratore delegato Damien Comolli, reduce da una sessione di mercato invernale condotta con un budget nullo. La mancanza di fondi ha già costretto la Juventus a una strategia di attesa, ma lo scenario estivo potrebbe rivelarsi ancor più drammatico in caso di mancato accesso all’Europa che conta. Senza il gettito dei premi UEFA, la dirigenza si troverebbe nell’obbligo di sacrificare i pezzi pregiati della rosa per far quadrare i conti, trasformando quello che doveva essere un mercato di rafforzamento, specialmente nel reparto offensivo, in un’operazione di smantellamento controllato. In questo contesto di “profilo basso”, anche la posizione di Spalletti diverrebbe vulnerabile: la storia della Juventus insegna che tra giochisti e risultatisti, la proprietà ha sempre finito per premiare i secondi.
La corsa al quarto posto: tra il rilancio della Roma e il crollo del Napoli
La geografia della classifica di Serie A delinea una battaglia serrata per l’ultimo pass europeo. Se il Milan, solido a +8, sembra ormai fuori dalla portata dei bianconeri, la sfida si concentra su una Roma rinvigorita dalle prestazioni di Donyell Malen e su un Napoli che, martoriato dalle defezioni fisiche, appare in caduta libera. La Juventus deve guardarsi allo specchio e ritrovare quella solidità mentale smarrita dopo la tragica trasferta di Istanbul. Sebbene l’episodio dell’espulsione di Kalulu nel derby d’Italia contro l’Inter abbia condizionato l’inerzia recente, l’attualità impone di azzerare i rimpianti. La risalita deve iniziare sabato contro il Como, una sfida che assume i connotati di uno spareggio per la stabilità emotiva del gruppo.
Il bivio di Istanbul e il peso della maglia
Il focus del club resta dunque sdoppiato, ma con una priorità netta sul campionato. La “clamorosa rimonta” contro il Galatasaray nel ritorno dei playoff resta un obiettivo di prestigio, un tentativo di riscattare una trasferta definita senza mezzi termini tragica, ma è tra le mura domestiche che Spalletti si gioca la riconferma definitiva. La bellezza del gioco espresso finora rappresenta un credito importante presso la dirigenza, ma il calcio d’élite non ammette deroghe: la crescita estetica deve produrre dividendi immediati. Il tecnico è avvertito: per restare l’architetto della Juventus del futuro, dovrà dimostrare di saper trasformare i ricami tattici in punti pesanti, garantendo quel ritorno nell’Europa dei grandi che la proprietà considera, a ragione, vitale.
