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Juventus, la svolta è l’atteggiamento: vincere non basta più, ora bisogna dominare

Il 5-0 alla Cremonese mostra la nuova mentalità bianconera: intensità, fame e continuità come unica strada

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La partita è durata novanta minuti, ma il messaggio è andato ben oltre il risultato. La Juventus che travolge la Cremonese non è soltanto una squadra che segna tanto: è una squadra che non si ferma, che non abbassa il ritmo dopo il primo colpo, che continua a spingere come se lo 0-0 fosse ancora lì da rompere. Ed è qui che la mano di Luciano Spalletti diventa riconoscibile.

Non c’è traccia di gestione conservativa, né di quell’atteggiamento attendista che per anni ha accompagnato i bianconeri. Questa Juventus gioca con intensità e fame, cerca il gol anche quando la partita è già indirizzata, interpreta il dominio come un dovere e non come un’opzione. È una rottura netta con il passato, prima ancora che una svolta tattica.

Una vittoria netta, ma non un punto di arrivo

Il 5-0 alla Cremonese racconta molto, ma non può raccontare tutto. Sarebbe un errore grave trasformare questa serata in un manifesto definitivo. La Cremonese, neopromossa e organizzata, resta un avversario di fascia medio-bassa, e partite di questo tipo devono tornare a essere la normalità, non l’eccezione da celebrare.

Ed è qui che emerge uno dei nodi più delicati della Juventus attuale. Una vittoria larga viene vissuta come un evento straordinario, quasi fosse una notte europea contro una superpotenza continentale. Ma la Juventus, storicamente, non nasce per sorprendersi di vincere 5-0. Nasce per pretenderlo, quando il contesto lo consente.

Il rischio dell’euforia e la necessità della continuità

L’entusiasmo è comprensibile, persino sano, dopo anni di frustrazione e di risultati intermittenti. Ma la crescita vera passa da prudenza, perseveranza e resilienza. La nuova mentalità non si misura in una singola goleada, bensì nella capacità di replicare prestazioni simili anche nelle settimane successive, magari in contesti meno favorevoli.

Spalletti lo sa. La sua Juventus non deve imparare a vincere, ma a considerare la vittoria come un’abitudine, non come una conquista episodica. Mandare più marcatori a segno, dominare le partite, divertire il pubblico: tutto questo deve diventare parte del quotidiano.

La classifica e quella sensazione di incompiuto

C’è poi il tema della classifica, che resta lì come una nota stonata. Sette punti di distanza dalle prime posizioni non sono un dettaglio, e per molti rappresentano un margine eccessivo rispetto a quanto visto in campo. Con un percorso diverso, senza penalizzazioni e con meno interferenze extra-calcistiche, la Juventus avrebbe oggi un volto e una percezione completamente differenti.

Ma il campionato non si gioca sui “se”. La realtà impone di combattere anche contro questo scenario, continuando il percorso di crescita senza farsi condizionare da ciò che accade fuori dal rettangolo verde.

Tornare a essere la Juventus

Il vero banco di prova non sarà una vittoria larga, ma la capacità di restare competitivi nel tempo, di non perdere slancio nei momenti di difficoltà, di non spegnersi quando l’entusiasmo iniziale si affievolisce. Solo così la Juventus potrà tornare davvero a giocarsi tutto fino alla fine. Per ora, la direzione è chiara. E non è poco.

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