Il fallimento della Juventus contro il Sassuolo travalica l’errore dal dischetto di Manuel Locatelli all’80’, portando alla luce crepe strutturali nella gestione di Luciano Spalletti. Il pareggio per 1-1 all’Allianz Stadium non è figlio della sfortuna, ma di un’involuzione psicologica: dopo il vantaggio lampo siglato sull’asse Conceicao-Yildiz al 14′, i bianconeri hanno smarrito intensità e controllo, prestando il fianco alla reazione neroverde. La superficialità nell’approccio al raddoppio e la gestione tardiva delle rotazioni hanno trasformato una gara sulla carta agevole — date le numerose assenze tra le fila di Grosso — in un pericoloso stop nella corsa Champions.
Il banco degli imputati vede al centro le scelte strategiche del tecnico toscano. Nonostante la disponibilità di quattro centravanti, Spalletti ha insistito sull’attacco leggero con Boga “falso nove” fino al 79′, ignorando l’evidente sterilità offensiva della ripresa. L’ingresso tardivo di Dusan Vlahovic e il ritorno in campo di Arek Milik (dopo un’assenza record di 660 giorni) hanno prodotto in meno di quindici minuti più pericoli di quanto fatto nell’intera gara: il serbo si è procurato il rigore del possibile vantaggio, mentre il polacco ha costretto Muric al miracolo di testa. La perplessità della critica riguarda proprio il timing dei cambi: inserire il peso dell’attacco solo a dieci minuti dal termine ha privato la squadra del tempo necessario per scardinare il muro emiliano.
La crisi di “fame” denunciata dall’atteggiamento molle della squadra stride con l’obiettivo stagionale minimo della qualificazione all’Europa d’élite. Se Spalletti rigetta l’accusa di presunzione, i dati raccontano di una Juventus incapace di chiudere i match e vulnerabile in fase di possesso. Con Openda e David ormai ai margini delle gerarchie tecniche, il peso dell’attacco grava interamente su un Vlahovic non al meglio e su un Milik appena rientrato, una scommessa rischiosa in vista degli scontri diretti finali. Questi due punti persi pesano come macigni sulla classifica e rimettono in discussione la solidità del progetto tattico bianconero proprio nel momento del “dentro o fuori”.
