Dopo la partita tra Juventus e Sassuolo si è riacceso l’eterno dibattito fra giochisti e risultatisti. I giochisti sono coloro che attribuiscono l’importanza di una partita sulla qualità del gioco; i risultatisti sono invece chi predilige un buon risultato a prescindere dalla prestazione. Una discussione che si è subito diffusa tra tifosi ed esperti di calcio nel post-partita tra i bianconeri e la compagine neroverde. Una costante che ultimamente sta tormentando sempre di più il mondo Juve.
Con l’avvento di Luciano Spalletti, la Juventus ha acquisito sicuramente un’identità di gioco ben definita: bel calcio, verticalizzazioni e inserimenti. Ciò che sta mancando è la componente dei risultati. Sebbene in molte occasioni, gli uomini di Spalletti siano riusciti a conciliare prestazione e risultato, in altre si sono lasciati sfuggire qualche punto per strada. Punti che, alla lunga, nel corso del campionato, pesano sul raggiungimento degli obiettivi, soprattutto se si perdono contro squadre con valore, sulla carta, inferiore. Come quello che è successo sabato sera: i tre punti sfiorati contro il Sassuolo sono un’occasione sprecata, un pareggio che ha sapore di sconfitta che vede allontanare sempre più il Como di Fàbregas e il posto Champions.
L’obiettivo di Spalletti: vincere e convincere
Se Luciano Spalletti stia già pensando alla Juventus del prossimo anno non lo sappiamo, ma il suo obiettivo sarebbe chiaro: vincere le partite con la qualità e il bel gioco.
Al tecnico toscano tocca quindi conciliare l’ossessione bianconera della vittoria e il calcio offensivo di qualità. Il motto coniato da Giampiero Boniperti, “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”, mette pressione al tecnico e a chiunque entra nell’universo Juventus. Ciò fa capire molto sull’importanza dei risultati, spesso anche più di una buona prestazione. Ebbene sì, la vittoria è trascritta nel DNA della Juventus, non esiste il pareggio o la sconfitta, l’unica cosa che importa è conquistare i tre punti.
Negli ultimi anni, con i vari cambiamenti societari, i nuovi dirigenti hanno avviato progetti che puntano al bel gioco, offensivo e moderno. Progetti così richiedono tempo per conciliare le buone prestazioni e la vittoria di trofei. Ciò ha avuto, infatti, vittime illustri come Thiago Motta e Maurizio Sarri, allenatori di progetti iniziati e conclusi dopo pochi mesi. Con Luciano Spalletti sembra essere diverso. Sebbene a volte manca la costanza di vittorie, Luciano Spalletti dà la speranza di un progetto che possa conciliare gioco e risultato. Quest’anno, non avendo lavorato con la squadra durante l’estate, non è riuscito a trasmettere al 100% tutto quello che voleva, nonostante stia comunque portando risultati discreti.
La dirigenza auspica di riconfermarlo anche per il prossimo anno. L’obiettivo dell’ex ct, durante la preparazione estiva verso la prossima stagione, sarà quello di affinare ciò che non ha potuto fare in questa. La sua speranza, anche con qualche buon innesto dal mercato, è quella di migliorare i risultati della Juventus che verrà: rimarcare l’importanza della vittoria e ottenendola attraverso la qualità. Mettendo così fine alla controversia tra i giochisti e i risultatisti.
