La Juventus segna, vince e convince anche senza un centravanti dominante, mentre l’assenza prolungata di Dusan Vlahovic non ha frenato la produzione offensiva della squadra guidata da Luciano Spalletti. I numeri del campionato, dopo 23 giornate, raccontano una realtà chiara: 39 gol realizzati, 17 marcatori diversi e una manovra che distribuisce responsabilità e soluzioni. In questo contesto, la domanda che accompagna le ultime ore di mercato è inevitabile: serve davvero un nuovo attaccante?
La cooperativa del gol e il marchio di Spalletti
La Juventus non ha un bomber da venti reti, ma ha un sistema che funziona. La lista dei giocatori andati a segno è lunga e trasversale: dagli uomini offensivi ai centrocampisti, fino ai difensori. Una varietà che testimonia come il gioco offensivo voluto da Spalletti abbia cambiato volto alla squadra rispetto al recente passato.
Il 4-0 di Parma è stato la fotografia più recente di questo processo: ritmo, occupazione degli spazi, aggressività alta e finalizzazione diffusa. Qualche inciampo c’è stato, come a Cagliari, ma il trend è in crescita e la Juve ha iniziato a fare paura, anche alle dirette rivali come Inter e Milan.
Gol sparsi, identità ritrovata
Dai protagonisti annunciati alle sorprese, la Juventus ha trovato gol da David, Vlahovic, Kelly, Thuram, Yildiz, Adzic, Conceição, Cabal, Gatti, Kostic, Cambiaso, Openda, Kalulu, McKennie, Miretti e Bremer, con Locatelli a segno in Coppa Italia. Diciassette marcatori su venticinque giocatori di movimento: una statistica che spiega meglio di qualsiasi slogan la filosofia attuale.
In altre parole, non dipendere da un solo finalizzatore è diventata una forza. Ed è anche il motivo per cui, al netto dell’infortunio di Vlahovic, l’urgenza di intervenire sul mercato in attacco non appare assoluta.
Il mese della verità: scudetto o Champions?
Per capire dove può arrivare davvero questa Juventus, però, servirà attendere le prossime quattro settimane. Il calendario è un giudice severo e non concede appelli: Lazio, Inter, Como e Roma in campionato da qui all’1 marzo. Quattro sfide che valgono una stagione, tra sogno scudetto e lotta Champions.
A rendere il quadro ancora più intenso ci sono la gara da dentro o fuori di Coppa Italia contro l’Atalanta e il doppio confronto con il Galatasaray nei playoff di Champions League. Venticinque giorni senza respiro, in cui Di Gregorio e compagni capiranno se questa è già una Juventus da titolo o se serviranno ancora tempo e rinforzi.
