Terremoto Juve dopo Istanbul: Spalletti prepara il piano epurazioni

Da Cabal a Gatti, la notte di Istanbul certifica l'inadeguatezza di molti elementi della rosa: la rivoluzione estiva bianconera parte dalle epurazioni.

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La rovinosa trasferta di Istanbul ha agito da catalizzatore per una crisi d’identità tecnica che covava da tempo in casa Juventus, costringendo Luciano Spalletti a una presa di coscienza brutale quanto necessaria: la profondità della rosa attuale non rispetta i canoni d’eccellenza richiesti dal club. Il fallimento contro il Galatasaray non ha solo compromesso il cammino europeo, ma ha tracciato un solco profondo tra i titolarissimi e un gruppo di riserve ormai considerate non all’altezza della maglia bianconera. Se non si tratta ancora di una lista di proscrizione ufficiale, poco ci manca, con diversi profili eccellenti finiti sul banco degli imputati.

Il collasso delle seconde linee: i casi Cabal e Openda

L’evidenza più dolorosa emersa dalla notte turca riguarda l’inconsistenza delle cosiddette alternative. Il caso di Juan Cabal è diventato emblematico di una fragilità psicofisica che il tecnico toscano non sembra più disposto a tollerare: il colombiano, già protagonista in negativo nel Principato di Monaco e nelle delicate sfide di campionato contro Napoli e Lazio, ha confermato a Istanbul una preoccupante mancanza di solidità nei momenti topici.

Ancora più paradossale appare la gestione di Lois Openda. L’attaccante belga, arrivato con ben altre aspettative, è stato letteralmente ignorato da Spalletti nonostante l’assenza forzata di Jonathan David. La mancata considerazione in un match da “dentro o fuori” certifica una bocciatura tecnica che va oltre il semplice stato di forma, suggerendo una totale assenza di feeling tattico tra il centravanti e il sistema di gioco spallettiano. In questo contesto, il destino dei due giocatori appare segnato verso una cessione estiva che appare inevitabile per snellire il monte ingaggi e fare spazio a profili più funzionali.

Federico Gatti e il destino da “riserva perenne”

Le riflessioni più amare per la dirigenza bianconera riguardano però Federico Gatti. Chiamato a sostituire l’infortunato Gleison Bremer martedì scorso, il difensore azzurro ha smarrito la bussola al primo affondo degli avversari, confermando le perplessità che già Spalletti aveva maturato durante l’esperienza comune in Nazionale. La difficoltà di adattamento del classe ’98 ai ritmi e alle letture richieste dalla difesa a quattro spallettiana è parsa evidente: come sottolineato dalla Gazzetta dello Sport, il centrale sembra accusare la pressione dei grandi palcoscenici, scivolando pericolosamente verso un futuro lontano da Torino, con il Lione pronto ad approfittarne.

Non mancano, tuttavia, zone d’ombra anche su nomi insospettabili:

  • Michele Di Gregorio: Il portiere è finito sotto esame dopo prestazioni poco rassicuranti che hanno riaperto il dibattito sulla gerarchia tra i pali.
  • Lloyd Kelly: Sebbene considerato un difensore moderno dal piede elegante, la sua lentezza nelle transizioni preoccupa lo staff tecnico, che sta lavorando intensamente per trasformarlo in un elemento affidabile.
  • I “Dispersi”: Rimane fitto il mistero su Edon Zhegrova e Vasilije Adzic, spariti dai radar della rotazione e finiti in un oblio tecnico che preannuncia una rivoluzione totale.

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