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David ritrovato, la cura Spalletti funziona

Dalla paura alla responsabilità; il percorso silenzioso che ha riportato David al centro del progetto di Spalletti per la sua Juve

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Ci sono allenatori che gestiscono i calciatori come pedine e altri che li trattano come esseri umani. Luciano Spalletti appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. Con Jonathan David, nelle ultime settimane, ha scelto una strada tanto rischiosa quanto profondamente coerente con la sua idea di calcio: la fiducia come atto educativo prima ancora che tattico.

Dopo il rigore sbagliato contro il Lecce, il problema non era l’errore. I rigori si sbagliano. Il problema era il modo: una battuta fragile, svuotata, figlia non della presunzione ma della paura. Spalletti l’ha capito subito. E invece di esporre David al tribunale mediatico, l’ha protetto. L’ha preso da parte, lontano da occhi indiscreti, e gli ha parlato come si fa con un figlio che sta perdendo sicurezza in se stesso.

La mattina dopo, la scelta che spiazza tutti: David titolare contro il Sassuolo. Una decisione comunicata senza preavviso, quasi brutale nella sua immediatezza. David non se l’aspettava, non pensava di meritare una seconda occasione così rapida. Ed è proprio lì che qualcosa cambia.

Cambio di marcia

A Reggio Emilia il canadese gioca una partita diversa. Più pulita, più generosa. Meno ossessionata dal gol. Si mette al servizio dei compagni, lega il gioco, respira insieme alla squadra. Il gol arriva, sì, ma quasi in secondo piano. Per Spalletti vale di più l’assist per Miretti; un gesto tecnico e mentale che racconta perfettamente cosa chiede il suo 4-2-3-1 quando la punta viene aggredita e il trequartista deve leggere lo spazio. Non è solo una giocata, è una dichiarazione di crescita.

La scena che forse dice tutto, però, arriva dopo. Segna Miretti, ma il gruppo corre da David. Lo circonda, lo protegge. Uno scudo umano che certifica una cosa semplice e potente: lo spogliatoio lo ha ritrovato prima ancora del tabellino. Quando poi arriva il 3-0, Spalletti non si trattiene. Scatta dalla panchina, lo abbraccia. È gratitudine, prima ancora che soddisfazione tecnica. David si è fidato di lui. E per Spalletti, la fiducia è la base di qualsiasi relazione, dentro e fuori dal campo.

Di nuovo titolare

La titolarità contro la Cremonese diventa allora molto più di una scelta di formazione. È un’investitura. Un messaggio chiaro da parte del tecnico toscano al canadese : se continui così, il posto è tuo. Tre partite consecutive dall’inizio David non le vedeva da ottobre, dai tempi di Tudor e di un trittico complicato contro Milan, Como e Lazio. Allora c’erano state buone prestazioni ma poca fortuna. Oggi c’è qualcosa di diverso: una direzione e una dichiarazione di intenti.

Spalletti lo dice apertamente in conferenza stampa, senza giri di parole. Parla di fiducia, di crescita, di connessioni con la squadra. Parla, soprattutto, di un giocatore che crea superiorità e che sente il gioco. Tradotto: non è più un problema da recuperare, ma una risorsa da coltivare. Ora tocca a David. Capire il momento, afferrarlo, non sprecarlo. Perché nel calcio, come nella vita, le seconde occasioni non sono mai scontate. E quando arrivano così, vanno onorate.

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