L’eclissi dei bomber: il deserto offensivo che gela le ambizioni della Juventus

La crisi realizzativa del reparto avanzato bianconero paralizza la gestione Spalletti: dal caso Openda al digiuno dei senatori, ecco i numeri di un’involuzione tattica preoccupante.

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La Juventus di Luciano Spalletti attraversa una crisi d’identità offensiva senza precedenti, culminata nella pesante sconfitta contro il Como che ha messo a nudo l’inconsistenza di un attacco incapace di pungere. Nonostante l’avvicendamento tra un Jonathan David in precario stato di forma e Lois Openda, la compagine bianconera non è riuscita a trovare la via della rete, confermando un trend regressivo che vede i principali terminali della manovra fermi da settimane. L’assenza forzata di Dusan Vlahovic ha privato il sodalizio di un punto di riferimento garantito, trasformando il reparto avanzato in un cantiere aperto dove le gerarchie appaiono confuse e i risultati latitano.

Il paradosso del centravanti: l’impasse tra Openda e David

Il fallimento tattico della spedizione lariana risiede principalmente nella prestazione di Lois Openda, apparso ancora una volta estraneo ai dettami del tecnico toscano. Il belga, la cui ultima marcatura risale al 20 dicembre scorso contro la Roma, sembra aver smarrito il feeling con il gol, scivolando ai margini di un progetto che lo vede sempre più come una scelta di ripiego. «È evidente che non sto attraversando il mio momento migliore, ma lavoro ogni giorno per ritrovare quella lucidità che mi manca sotto porta dal match con i giallorossi», avrebbe confidato l’attaccante nel post-partita, palesando il nervosismo di chi è fermo a quota due reti stagionali.

Non meno complessa è la parabola di Jonathan David. Il canadese, etichettato frettolosamente come il “crack” del mercato estivo, è scivolato in un oblio realizzativo dopo l’illusoria rete contro il Parma del 1° febbraio. Nonostante i sette centri complessivi, l’ex Lille non riesce a scrollarsi di dosso l’etichetta di flop di lusso, incapace di caricarsi sulle spalle il peso dell’attacco nei momenti di massima pressione. La gestione di Spalletti si trova ora di fronte a un bivio: insistere su profili che sembrano aver smarrito la fiducia o rivoluzionare radicalmente l’assetto in attesa del rientro dei titolari.

La flessione degli esterni e il soccorso della retroguardia

Il dogma del gioco sulle fasce, pilastro della filosofia spallettiana, sta subendo un brusco arresto dovuto all’appannamento dei singoli più talentuosi. Kenan Yildiz, pur rimanendo il capocannoniere del gruppo con nove reti, non festeggia un gol da quasi un mese, segnale di una stanchezza fisiologica per un giovane chiamato a fare costantemente la differenza. Speculare è la situazione di Francisco Conceicao, il cui dinamismo non si traduce in concretezza sotto porta dalla sfida contro la Roma; un’involuzione che coinvolge anche Edon Zhegrova, ad oggi un oggetto misterioso nelle dinamiche della compagine torinese.

A rendere ancor più paradossale il momento della Juventus è l’analisi della provenienza delle ultime marcature. Mentre le punte d’area e gli esterni d’attacco si sono ufficialmente inceppati, il tabellino è stato alimentato quasi esclusivamente dalla linea mediana e dai difensori. Le prodezze di Teun Koopmeiners in ambito europeo, unite ai sigilli di Cambiaso, Locatelli, McKennie e Kalulu, hanno tenuto a galla la squadra in termini di punteggio, ma hanno anche evidenziato una preoccupante “anarchia realizzativa”. Senza un correttivo immediato che restituisca centralità ai propri attaccanti, il rischio di veder sfumare gli obiettivi stagionali a causa di una cronica sterilità offensiva si fa ogni giorno più concreto.

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