McKennie segna, vince 4-1 e rimanda tutto: «Della Juventus parlerò quando finirà il Mondiale»

Il centrocampista americano è stato tra i protagonisti dell'esordio vincente degli Stati Uniti contro il Paraguay. Sul futuro in bianconero glissa, ma non chiude: «Ho sempre fiducia nella mia Juve».

3 min di lettura

Weston McKennie esce dal campo dopo un 4-1 al Paraguay, si ferma davanti ai microfoni e fa quello che i giocatori fanno raramente con eleganza: evita la domanda sulla Juventus senza sembrare evasivo. “Non ho sentito nulla di ciò che sta accadendo a Torino – si difende subito -, ma io ho sempre fiducia nella mia Juve. Non ne ho parlato neanche con i miei compagni, al momento sono concentrato su questo torneo che è troppo importante per tutti noi. Quando finirà, poi potrò pensare al resto e occuparmi di Juve.” Parole che chiudono il capitolo bianconero per questa sera, riferisce la Gazzetta dello Sport, e aprono quello americano.

Il 4-1 e l’invito alla normalità

L’esordio degli Stati Uniti al Mondiale ha mandato un segnale chiaro al resto del torneo, ma McKennie è il primo a frenare gli entusiasmi. “Una vittoria di questo tipo era esattamente quello che speravo. Non sai mai cosa succederà in campo perché ci sono tante aspettative diverse, quelle degli altri, quelle che metti su te stesso e quelle che hai come gruppo squadra. Ma noi sappiamo di cosa siamo capaci e il mondo si è accorto di noi. Vincere 4-1 all’esordio è importante, certo, ma è solo l’inizio. Non vogliamo esagerare con i festeggiamenti: questa deve diventare la normalità per noi.” Un messaggio che suona come un avvertimento rivolto tanto agli avversari quanto ai tifosi americani, tentati dall’euforia.

L’autogol e i brividi dell’inno

Ripensando alla partita, il centrocampista individua il momento della svolta nell’autorete degli avversari: “Ho pensato: ‘Ok, oggi la fortuna è un po’ dalla nostra parte’.” Ma il ricordo più intenso è un altro, e precede il fischio d’inizio. “Il momento che mi ha davvero dato i brividi è stato quando siamo entrati in campo: abbiamo ascoltato l’inno e lo abbiamo cantato tutti insieme, noi e la gente.” Una scena che racconta qualcosa di più profondo sulla natura di questo gruppo e che McKennie descrive con la semplicità di chi sa che certe emozioni non hanno bisogno di essere elaborate.

Il segreto del gruppo e gli elogi a Pulisic

Per McKennie la chiave della squadra non sta nella tattica né nei singoli, ma in qualcosa di più difficile da costruire. “Volevamo andare in campo e giocare come tra amici da bambini, e ci siamo riusciti. Questo è il segreto.” Tra i protagonisti della serata c’è anche Christian Pulisic, amico di lunga data del centrocampista bianconero. McKennie non nasconde la propria soddisfazione, ricordando le critiche ricevute dal numero dieci americano negli ultimi mesi: “Christian si fa sempre trovare pronto quando conta davvero.” Una difesa pubblica, pronunciata nel momento migliore per farlo.

Pubblicità