In meno di ventuno giorni, l’universo Juventus è stato investito da una forza centrifuga che ha polverizzato ogni certezza. Quello che sembrava l’inizio di un’ascesa trionfale, sancito dal roboante 4-1 di Parma, si è trasformato in un calvario sportivo fatto di eliminazioni (Coppa Italia), tracolli continentali (il 5-2 di Istanbul) e l’incredibile resa interna contro il Como. A completare un quadro clinico già critico per la compagine di Luciano Spalletti, sono arrivate le smorfie di dolore di Kenan Yildiz. Il numero dieci bianconero, faro tecnico e carismatico del sodalizio, ha abbandonato il campo a sette minuti dal termine dell’ultimo match, lasciando l’ambiente in uno stato di ansia profonda in vista di una settimana che definirà i destini della stagione.
Allarme polpaccio: la dinamica dell’infortunio
L’immagine del talento turco che abbandona il terreno di gioco per far spazio ad Adzic ha gelato l’Allianz Stadium. Il breve ma intenso colloquio con Spalletti, seguito dall’immediata applicazione di ghiaccio sul polpaccio sinistro, suggerisce una problematica muscolare che va oltre la semplice stanchezza. Nelle prossime ore, gli esami strumentali presso il J-Medical stabiliranno se si tratti di un mero trauma contusivo o di una lesione che potrebbe costringere il fantasista ai box per un periodo prolungato. «Dobbiamo valutare con estrema attenzione ogni segnale, non possiamo permetterci di perdere Kenan per un tempo lungo in questa fase cruciale», filtra dall’entourage tecnico bianconero, conscio che la gestione delle fibre del classe 2005 sarà lo spartiacque tra la gloria e il fallimento.
Il bivio di Spalletti: rischiare per l’Europa o preservare per la Roma?
La tempistica dell’infortunio non potrebbe essere peggiore. Mercoledì sera la Juventus è chiamata a un’impresa che rasenta l’impossibile: rimontare tre reti al Galatasaray per evitare l’uscita anticipata dalla Champions League. Tuttavia, all’orizzonte si staglia la trasferta capitolina contro la Roma di domenica 1° marzo, un autentico spareggio per il quarto posto.
Il dubbio che tormenta Spalletti è di natura strategica: forzare il recupero di Yildiz per tentare l’assalto ai turchi — con il rischio di un’aggravante — o risparmiare il proprio fuoriclasse per la “battaglia dell’Olimpico”? Se gli esami evidenziassero un’edema, la prudenza diverrebbe obbligatoria, spostando il peso dell’attacco interamente sulle spalle di un Jonathan David anch’egli in cerca di riscatto.
La crisi del gol: un digiuno che pesa
Al di là del problema fisico, preoccupa la flessione statistica del numero dieci. Yildiz non partecipa attivamente a una rete dal 25 gennaio: un mese solare senza gol né assist che stride con l’ipertrofia tecnica mostrata nella prima parte dell’annata. L’impasse del giocatore simbolo è lo specchio di una squadra che ha smarrito la fluidità della manovra e che appare ora stanca, quasi svuotata. Recuperare il miglior Yildiz, sia fisicamente che mentalmente, è l’unica ricetta possibile per una Juventus che non vuole rassegnarsi a una chiusura di stagione anonima e priva di trofei.
