Numeri alla mano, la Juventus ha schiacciato la Lazio, ma il tabellino dice 2-2. È questo il paradosso che tormenta i bianconeri: una mole di tiri e cross doppia rispetto agli avversari che ha partorito solo una rimonta disperata nel finale. La difesa si è fatta bucare con eccessiva facilità nelle uniche due ripartenze concesse. Ora però il tempo degli esperimenti è finito: a San Siro contro l’Inter, questo spreco di energie e occasioni sarebbe un suicidio tattico. Ora non ci sono più alternative: vincere per rimanere agganciati alla zona Champions.
Un attacco che non concretizza
Nella partita contro la lazio si è vista una Juventus aggressiva, con spinta e con voglia di creare. Insomma, tutti aspetti più che positivi se si parla di una squadra durante un match. Ai bianconeri di Spalletti, però, è mancato l’aspetto più importante: la concretizzazione delle azioni create. Mancava quel tiro sporco o l’intuizione che spezza l’equilibrio prima che l’avversario si chiuda. Questi sono aspetti che la squadra deve ricostruire e riportare in campo.
I numeri della sfida contro la Lazio descrivono una superiorità schiacciante ma sterile. Con il 65% di possesso palla e oltre 20 tiri totali, la Juventus ha prodotto un volume di gioco sufficiente per vincere il match, eppure così non è stato. Il problema è la qualità delle conclusioni: troppi tiri da fuori area, troppe soluzioni forzate e una scarsa precisione nello specchio della porta. Quando la mole di gioco non si trasforma in reti, non è sfortuna: è un limite nella gestione dell’ultimo passaggio e della scelta individuale.
L’errore principale è stato tattico e di ritmo. La squadra ha fatto girare il pallone troppo lentamente, permettendo alla Lazio di restare compatta dietro la linea della palla e di riposizionarsi durante le ripartenze bianconere. Inoltre, Si è cercato troppo il cross dalle fasce (spesso impreciso) invece di provare l’imbucata centrale o il dribbling per creare superiorità numerica. Subire due gol con soli tre tiri concessi alla Lazio indica che la squadra era sbilanciata e poco reattiva sulle ripartenze avversarie.
Se la Juventus è riuscita a strappare un punto, lo deve quasi interamente alla garra di Pierre Kalulu. Il difensore non è solo stato l’ultimo a mollare, ma ha vestito i panni del centravanti nel recupero, trovando il gol del 2-2 con un colpo di testa imperioso. Una prestazione da leader che mette in ombra i compagni di reparto e certifica come, in questo momento, l’anima della squadra risieda più nella difesa che nell’attacco. Oltre ad aver rivestito i panni di attaccante, è stato anche determinante in molte chiusure difensive.
Inter-Juve, l’esame di maturità: a San Siro vince chi non sbaglia
A San Siro, contro l’Inter, la Juventus non troverà una squadra disposta a subire passivamente il palleggio bianconero. I nerazzurri sono maestri nel capitalizzare l’errore altrui: se contro la Lazio un pallone perso a metà campo è costato un gol, contro l’Inter può costare la partita e, potenzialmente, un pezzo di Scudetto. La preparazione al Derby d’Italia deve vertere su un cambio radicale di mentalità. Non servirà la Juve “estetica” vista all’Allianz, ma una squadra capace di gestire i momenti di sofferenza senza perdere l’ordine tattico.
È importante ricordare che a Milano le occasioni da gol saranno drasticamente inferiori rispetto alle venti prodotte contro la Lazio. La Juventus deve ritrovare la capacità di segnare “sporco”: meno tocchi superflui, più tiri di prima intenzione e una presenza più fisica di Vlahovic e dei centrocampisti in area di rigore. La squadra di Chivu ha un centrocampo molto dinamico, il quale muove palla velocemente. Alla Juventus non è concesso reagire lentamente come con la Lazio, ma sarà determinante la lucidità e la reattività che il centrocampo di Spalletti sembrava aver perso contro i ragazzi di Sarri.
L’importante è non perdere i giocatori dell’Inter su palla inattiva, dal momento in cui è una squadra che ha segnato 12 gol n questa situazione, e non lasciar scappare giocatori come Dimarco, abile nel dar palla velocemente agli attaccanti (in tutta probabilità Lautaro, Thuram o Pio Esposito). Attenzione anche alla difesa ben piazzata con abili saltatori come Bisseck e Bastoni. La Juventus dovrà destreggiarsi al meglio in campo, cercando di concedere meno occasioni possibili ai nerazzurri e finalizzando maggiormente sotto porta.
