Il pareggio in extremis contro la Lazio non ha placato l’animo di Luciano Spalletti. Nonostante la rimonta firmata Kalulu, il tecnico della Juventus si è presentato ai microfoni della stampa con un mix di orgoglio per la prestazione e durissima critica verso il sistema arbitrale. Se da un lato Spalletti ha blindato i suoi giocatori, difendendo a spada tratta Manuel Locatelli dopo l’errore che ha propiziato il vantaggio laziale, dall’altro ha lanciato un affondo senza precedenti sulla natura “non professionistica” dei direttori di gara, rei a suo dire di aver negato un rigore solare ai bianconeri.
Lo scudo su Locatelli: «La colpa è delle mie richieste»
Nonostante i 34 tiri totali prodotti (un dato che evidenzia una mole di gioco imponente a fronte di una scarsa precisione), l’attenzione della critica si è soffermata sull’incertezza del numero 5 bianconero. Spalletti, però, non accetta processi individuali: «Probabilmente è colpa delle richieste che gli si fanno», ha esordito il tecnico. «In questo periodo gli chiedo sempre di giocare la palla per non buttarla via, uscendo anche sotto pressione per alzare il livello di qualità. Locatelli finora è stato uno dei migliori, una palla persa non deve precludere niente».
L’allenatore ha poi voluto sottolineare il carattere mostrato dal gruppo: «Quello che ci dobbiamo portare dietro sono la reazione e la prestazione fatta. I ragazzi hanno giocato una grande partita, ribaltando un risultato difficilissimo». Tuttavia, non è mancata una piccola nota di demerito sulla gestione dei ritmi: «Quando alziamo il ritmo, a volte lo facciamo debordare in confusione. Dobbiamo avere la lucidità di ragionare anche sotto pressione».
L’attacco frontale: «Arbitri unici non professionisti allo stadio»
Il punto di rottura arriva quando l’analisi si sposta sugli episodi arbitrali, in particolare il contatto in area ai danni di Cabal nel primo tempo. Spalletti ha usato parole pesantissime per invocare un cambiamento strutturale nel mondo dei fischietti: «Ormai si va tutti a protestare sulle regole che ci sono. Se si va a vedere, quello di stasera è rigore tutta la vita perché il difensore crea un danno».
Il tecnico toscano ha poi allargato il campo alla condizione dei direttori di gara: «In campo eravamo in 22 più uno, e l’unico non professionista era l’arbitro. Va fatta una riforma, perché sono gli unici precari dello stadio. Tutti devono essere professionisti, perché il loro ruolo è troppo importante». Spalletti ha poi rincarato la dose con una riflessione amara: «Lui deve andare a casa e pensare a certe cose, per valutare se fa ancora questo lavoro o no. Questa situazione crea squilibrio».
Verso il futuro con serenità
Nonostante la rabbia per gli episodi, Spalletti ha voluto chiudere il suo intervento guardando al lungo periodo e alla crescita del suo progetto tattico: «Si va avanti con tranquillità e si lavora. La personalità è avere la forza di gestire queste emozioni e difficoltà. Noi siamo a quel livello top e lo abbiamo dimostrato anche stasera». La Juventus esce dal match con la consapevolezza di una forza offensiva straripante, ma con il compito di limare quegli errori che, come ammesso dal suo allenatore, rischiano di trasformare l’intensità in frenesia.
