Juventus, le seconde linee non rispondono: a Monaco Spalletti torna alle certezze

Openda, Koopmeiners e Cabal steccano l’occasione: il pareggio di Champions apre una riflessione profonda sulle rotazioni.

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Il pareggio di Monaco chiude la League Phase di Champions League della Juventus, ma apre un fronte di riflessione tutt’altro che secondario. Al di là dello 0-0 e della qualificazione ai playoff, la serata del Principato ha lasciato a Luciano Spalletti un messaggio chiaro: le cosiddette seconde linee non hanno colto l’occasione concessa e, anzi, hanno confermato un gap di affidabilità che rischia di pesare nel prosieguo della stagione.

Una serata nata per testare, finita per smentire

Il contesto sembrava ideale. Con il grosso del lavoro già indirizzato nella gara precedente contro il Benfica, Monaco rappresentava una partita utile per sperimentare senza assilli, valutare alternative e allargare le rotazioni. L’obiettivo minimo era evitare passi falsi, mantenere equilibrio e raccogliere indicazioni. È accaduto il contrario: la Juventus si è appiattita, ha perso incisività e non ha trovato risposte dai giocatori chiamati a fare un salto di qualità.

Quando il livello generale si abbassa, la squadra bianconera tende già a faticare nel creare soluzioni. Senza l’apporto di chi avrebbe dovuto alzare il ritmo, il risultato è stato una prestazione inermi davanti e prevedibile nella manovra.

Openda e Koopmeiners: qualità mai accesa

Tra i nomi più attesi c’era Loïs Openda, chiamato a dare profondità e strappi. La sua partita, però, è rimasta ai margini: il primo tiro arriva soltanto al 40’, al termine di un primo tempo anonimo. Nella ripresa, con il passare dei minuti, anche la freschezza viene meno e il belga finisce per scomparire dal gioco, senza mai dare la sensazione di poter spostare gli equilibri.

Ancora più complicata da leggere è la prova di Teun Koopmeiners. Schierato in una posizione teoricamente più congeniale, il centrocampista olandese non riesce mai a prendersi il controllo della gara. La sua presenza resta evanescente, al punto da mettere in ombra anche Thuram, in una serata in cui dalla mediana ci si aspettava ben altro in termini di personalità e qualità.

Il caso Cabal e una fascia senza spinta

Se possibile, ancora più problematica è stata la prestazione di Juan Cabal. In difficoltà in fase difensiva e incapace di dare qualsiasi contributo offensivo, il colombiano esce dal campo lasciando una sensazione netta: la Juventus, da quel lato, ha perso più di quanto abbia guadagnato. Una prova che, a caldo, ha persino fatto rimpiangere l’assenza di Cambiaso, dato tutt’altro che banale.

Neppure chi è subentrato è riuscito a cambiare il volto della partita. Yildiz, Adžić e Zhegrova non hanno sfruttato i minuti a disposizione, confermando una serata storta non solo per i titolari “alternativi”, ma per l’intero blocco delle rotazioni.

Spalletti e il ritorno alle certezze

Il quadro che emerge è chiaro e Spalletti stesso, nel post gara, ha lasciato intendere che forse avrebbe cambiato ancora di più, col senno di poi. Ma la sostanza non cambia: oggi il tecnico non può permettersi esperimenti ad ampio raggio. La strada sembra segnata verso un ritorno alle certezze, a quell’ossatura consolidata che garantisce equilibrio e competitività immediata.

Ed è qui che nasce il vero nodo. La stagione è lunga, fortunatamente, e la Juventus avrà bisogno di tutti. Ma se le alternative continuano a non offrire affidabilità, il rischio è quello di arrivare ai momenti decisivi con una rosa più corta di quanto dica la carta. Monaco non lascia ferite in classifica, ma lancia un segnale forte: per competere davvero, le seconde linee dovranno cambiare passo. Altrimenti, più che una risorsa, resteranno un problema.

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