La Juventus non inciampa per mancanza di talento, ma per assenza di continuità. È questa la diagnosi che emerge dall’analisi di Massimo Pavan, che individua nella discontinuità di rendimento il vero nodo strutturale della stagione bianconera. Un limite che va oltre il singolo episodio e che, settimana dopo settimana, mina la credibilità tecnica di una squadra chiamata a obiettivi ben più alti.
La discontinuità come problema sistemico
In una grande squadra qualche passaggio a vuoto è fisiologico. Può capitare di sbagliare una gara dopo una striscia positiva. Ma alla Juventus sta accadendo l’opposto: prestazioni che oscillano senza mai stabilizzarsi, partite convincenti seguite da crolli improvvisi, come se mancasse un livello minimo garantito. Quando questo schema si ripete, non è più un incidente: è un problema strutturale.
Pavan è netto: se un calciatore alterna una prova sufficiente a una insufficiente, il suo livello medio non è ancora da Juventus. Non si chiede l’eccellenza costante, ma affidabilità, quella solidità da sei o sei e mezzo che permette a una squadra di costruire risultati e identità.

Il caso David e l’altalena offensiva
L’esempio più emblematico è quello di Jonathan David. L’attaccante aveva mostrato segnali incoraggianti contro Lecce e Sassuolo, pur con errori evidenti. Poi, però, il tracollo: Cremonese e Cagliari hanno restituito un giocatore irriconoscibile. Un andamento troppo irregolare per chi dovrebbe rappresentare un riferimento offensivo. Non è una questione di gol o di episodi, ma di presenza continua nella partita, di capacità di incidere anche quando le condizioni non sono ideali. Ed è qui che la Juventus paga dazio.
Un difetto che coinvolge l’intera rosa
Il problema, sottolinea Pavan, non riguarda un solo nome. Altri elementi, come Loïs Openda, mostrano lo stesso andamento a intermittenza: una buona prestazione seguita da una gara fuori ritmo. Questa instabilità individuale finisce per diventare collettiva, soprattutto nei momenti decisivi della stagione, quando servirebbe continuità emotiva e tecnica.
Affidabilità prima dei colpi da copertina
Il messaggio è chiaro e, per certi versi, spietato: alla Juventus non servono miracoli, né voti da otto o nove ogni domenica. Serve una base solida, un rendimento costante che eviti crolli improvvisi e prestazioni inspiegabili. Oggi questa base manca, ed è il vero freno alla crescita della squadra. Finché la discontinuità resterà il tratto distintivo dei bianconeri, ogni progetto rischierà di restare incompiuto. Per tornare davvero competitivi, il primo passo non è alzare il picco, ma eliminare le cadute.

