La Juventus, oggi, affronta una contraddizione evidente: una squadra costruita per competere ai massimi livelli si ritrova a dipendere quasi totalmente dal rendimento di un calciatore di vent’anni, con risultati che oscillano in base alla sua serata e che raccontano un problema strutturale più profondo del semplice episodio negativo.
Una Juventus appesa all’estro di un ventenne
Quando il talento più giovane si accende, la partita prende una direzione. La manovra trova sbocchi, le occasioni arrivano, la squadra respira. Quando invece i suoi tiri colpiscono il palo o non trovano la porta, Juventus si spegne insieme a lui. È uno schema che si ripete, con una regolarità che non può più essere liquidata come casuale.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: è davvero possibile che una squadra di questo livello non abbia alternative credibili? Che non esista un altro riferimento in grado di prendersi la responsabilità di indirizzare una gara quando il protagonista designato non segna?
Il copione che si ripete: dominio sterile e risultato minimo
Anche l’ultima partita segue un copione già visto. Supremazia nel possesso, controllo territoriale, occasioni costruite. Ma il risultato resta lì, minimo, insufficiente. Era già successo contro il Lecce: tanto gioco, poca concretezza, un solo punto portato a casa mentre gli avversari colpiscono con pochissimi tiri. Si può parlare di sfortuna, di legni, di imprecisione sotto porta. Si può evocare il tema del cinismo che manca. Tutte letture parzialmente vere, ma incompiute.
Oltre la sfortuna: un problema di costruzione
La realtà, per quanto scomoda, è più semplice. La squadra è stata costruita male negli snodi decisivi. Sono arrivati giocatori che non spostano gli equilibri, che non accompagnano l’azione con continuità e che, negli ultimi metri, faticano a offrire soluzioni reali. Quando il giovane leader offensivo non segna, il sistema va in crisi. Non emergono alternative, non si accende nessun altro. Ed è qui che il problema diventa strutturale, non episodico.
Una squadra che non è ancora pronta
Il segnale è chiaro e preoccupante. Affidare il peso dell’attacco, della creatività e spesso del risultato a un ventenne non è un progetto sostenibile per chi ambisce a traguardi importanti. È una scorciatoia che funziona a tratti, ma che espone a limiti evidenti appena il margine di errore si riduce.
È una sentenza amara, forse scomoda, ma necessaria: questa Juventus, allo stato attuale, non sembra pronta per obiettivi più ambiziosi. Continuare a nascondere i problemi dietro la parola “sfortuna” rischia solo di rimandare un’analisi che andrebbe affrontata subito, con lucidità e senza alibi.

