Spalletti sul banco degli imputati: «Siamo schiacciati dalla pressione, il primo nemico è la nostra testa»

Il tecnico bianconero analizza la crisi a DAZN: «Troppi errori tecnici figli dell'insicurezza; se non cambiamo testa, non andremo lontano».

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All’indomani del pesante rovescio interno contro il Como, l’atmosfera in casa Juventus è quella di una preoccupante resa psicologica. Intervenuto ai microfoni di DAZN nel post-partita, Luciano Spalletti non ha cercato alibi tattici, puntando il dito sulla fragilità emotiva di un gruppo che appare svuotato e incapace di reagire alle avversità. La tredicesima occasione stagionale in cui la compagine bianconera subisce rete al primo tiro nello specchio è stata letta dal tecnico come il sintomo di un malessere profondo: «La prestazione viene condizionata dagli episodi; dopo il primo gol ci siamo allungati, concedendo il fianco al loro palleggio che ci ha letteralmente portato in giro per il campo», ha ammesso con amarezza l’allenatore livornese.

L’eclissi dell’autostima e l’analisi degli errori

Il cuore dell’analisi di Spalletti risiede nel crollo verticale dell’autorevolezza tecnica, un tempo marchio di fabbrica del suo sodalizio. ««Nella testa dei giocatori ci sono troppe pressioni per i risultati; quando viene meno il sostegno della personalità e dell’autostima, ogni errore costa carissimo»», ha dichiarato il tecnico, quasi a voler giustificare la «miriade di passaggi sbagliati» che hanno caratterizzato la prova odierna. Per Spalletti, la Juventus attuale è una squadra che ha smarrito l’entusiasmo delle “partite bellissime” d’inizio gestione, scivolando in un’insicurezza cronica che rende ogni tentativo di reazione mentale un’impresa titanica.

La difesa di Di Gregorio e il destino Champions

Nonostante le critiche piovute su Michele Di Gregorio, protagonista di un’altra incertezza decisiva sul gol di Vojvoda, Spalletti ha scelto la via della protezione collettiva. «Il portiere è in linea con i compagni e le responsabilità vanno suddivise in maniera comune», ha tagliato corto l’allenatore, sottolineando come l’errore del singolo sia solo l’ultimo anello di una catena difensiva che non ha saputo proteggere il possesso palla. La proiezione verso il futuro, tuttavia, appare cupa: la corsa verso la Champions League è diventata ormai una sfida contro i propri fantasmi. «Il nostro vero avversario siamo noi stessi: se non rimettiamo a posto le cose a livello tecnico e mentale, con questo livello non si può ambire a nessun risultato», è l’ultimatum lanciato alla squadra in vista del crocevia contro la Roma.

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