Simonelli alza il muro contro la violenza: “Gli ultras non devono decidere se si gioca, pronti a vietare i derby in notturna”

Il presidente della Lega Serie A condanna i duri scontri che hanno preceduto la sfida tra Torino e Juventus, invocando modifiche ai calendari e il rispetto delle sanzioni per i calciatori.

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Il presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, ha condannato fermamente i gravi episodi di violenza che hanno preceduto l’ultimo derby tra Torino e Juventus. A margine del Consiglio Federale della FIGC, il numero uno del massimo campionato italiano ha espresso profonda preoccupazione per i disordini registrati fuori dallo stadio piemontese, ribadendo con forza che il calcio deve rimanere un momento di festa e aggregazione. Le dichiarazioni del massimo dirigente, riprese dagli inviati della testata specializzata Tuttomercatoweb, delineano la volontà di attuare una stretta rigorosa sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla compilazione dei calendari sportivi per le sfide considerate ad alto rischio.

Le parole di Simonelli mettono in luce una netta linea di demarcazione rispetto alla gestione delle tifoserie organizzate: “Come ho già detto, non sono fatti belli e non fanno bene al calcio. Mi auguro che non capitino mai più, la partita dovrebbe essere un momento di gioia e non di scontro”. Il presidente ha poi voluto tracciare un parallelismo con la realtà milanese, evidenziando una differente maturità sportiva nell’approccio alla partita: “Io vivo a Milano e per il derby vedo che arrivano persone con la maglietta del Milan e dell’Inter senza che ci siano mai scontri, ma solo per il piacere di andare a vedere la partita. Che in altre città questo diventi occasione per degli scontri tra teppisti non è sicuramente una cosa positiva”.

L’analisi del capo della Lega si è spostata sulla struttura logistica dei calendari, specialmente in vista delle decisive giornate conclusive del torneo, laddove la contemporaneità dei match rischia di paralizzare l’intera programmazione televisiva e organizzativa a causa dei problemi di pubblica sicurezza. Per evitare che partite così delicate condizionino gli orari di tutti gli altri club, il dirigente ha ipotizzato misure preventive drastiche, annunciando che con ogni probabilità il prossimo derby di Torino vedrà l’applicazione del divieto assoluto della disputa in notturna. Secondo il vertice della via Rosellini, la soluzione più oggettiva per tutelare l’integrità del sistema resta quella di evitare il posizionamento di questi incroci caldi negli ultimi centottanta minuti della stagione regolare.

Un ulteriore passaggio chiave dell’intervento ha riguardato il controverso rapporto di sudditanza che rischia di crearsi tra i club e le frange più calde del tifo, con particolare riferimento alle trasferte vietate e al comportamento dei tesserati. “Penso di averlo detto anche in maniera molto chiara, gli ultras non devono decidere o provare a decidere se giocare o non giocare una partita”, ha scandito Simonelli, richiamando all’ordine l’intero movimento. In merito all’episodio che ha visto protagonista il centrocampista bianconero Manuel Locatelli, andato a interloquire sotto la curva al termine del match, il presidente ha ricordato l’esistenza di norme federali stringenti che sanzionano i contatti non autorizzati, pur concedendo il beneficio del dubbio qualora lo spostamento del calciatore fosse stato preventivamente concordato con le autorità di Pubblica Sicurezza per ragioni di ordine pubblico.

La chiusura del massimo dirigente della Lega Serie A si è trasformata in un promemoria valoriale indirizzato a tutti i protagonisti del rettangolo verde, sottolineando la necessità di azzerare i privilegi concessi storicamente ai gruppi organizzati a discapito dei tifosi comuni. Secondo la linea tracciata a margine del vertice della FIGC, i calciatori hanno il dovere professionale di rivolgersi indistintamente a tutta la platea presente all’interno dell’impianto sportivo, senza operare distinzioni di settore o di appartenenza. L’omaggio o il saluto al termine delle ostilità sportive deve quindi coinvolgere la totalità degli spettatori seduti nelle tribune, nei distinti e nelle curve, evitando l’errore di rendere conto a una ristretta cerchia di persone, un comportamento giudicato dal presidente come fortemente offensivo verso il resto della tifoseria.

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