Il verdetto è arrivato, severo e senza possibilità di interpretazione. Dusan Vlahovic ha riportato una lesione di alto grado alla giunzione muscolo-tendinea dell’adduttore sinistro. Una notizia che a Torino circolava ormai con inquietudine da giorni, ma che solo gli esami del J|Medical hanno trasformato in certezza. La Juventus perde il suo numero nove nel momento più delicato della stagione, mentre Luciano Spalletti vede sgretolarsi un pezzo fondamentale dell’impianto offensivo.
Il comunicato del club bianconero
La società ha confermato tutto attraverso una nota asciutta, quasi chirurgica, che ha imposto la realtà dei fatti. Gli accertamenti radiologici hanno evidenziato la gravità dell’infortunio e imposto un passaggio successivo inevitabile: serviranno ulteriori consulti per stabilire la terapia più adatta, perché la lesione è tale da lasciare aperte più strade, dalla gestione conservativa fino all’ipotesi chirurgica. Una sospensione che dice già molto: quando non esiste una deadline precisa, significa che lo stop sarà lungo.
Come si è fermato il bomber bianconero
L’episodio è avvenuto contro il Cagliari, durante una gara che la Juventus avrebbe poi portato a casa con merito. Vlahovic ha lasciato il campo dopo mezz’ora, tradito da una fitta improvvisa dopo un tiro in porta. Il dolore è stato immediato, evidente a occhio nudo, tanto che lo stesso Spalletti aveva ammesso senza giri di parole: “Si è stirato, ha dolore”. Una frase che già anticipava il peggio.
Tempi incerti, ma lo stop sarà lungo
La gravità della lesione lascia poco spazio all’ottimismo. Serve capire il tipo di percorso terapeutico, ma la stima più realistica parla di almeno tre mesi di assenza, una soglia che rischia di allungarsi a seconda delle risposte delle prime settimane. La Juventus lo perderà per tutto il ciclo di dicembre, comprese partite chiave come quella contro il Napoli, e presumibilmente anche per buona parte dei mesi successivi.
Una perdita pesantissima per Spalletti
La Juventus stava ritrovando ritmo, risultati e un’identità più solida. L’assenza prolungata di Vlahovic rischia di rimettere tutto in discussione. Nelle gerarchie interne, per ora, il peso ricadrà sulle spalle dei più giovani e su chi finora ha recitato ruoli complementari. Ma nessuno, in questo momento, può replicare presenza, profondità e capacità realizzativa del centravanti serbo. Il campo ha confermato la diagnosi, ora resta da capire quanto tempo servirà prima che Vlahovic possa tornare a fare ciò che gli riesce meglio: trascinare la Juventus con i suoi gol.
