Il sesto posto finale in campionato non può essere un risultato da Juventus, e a certificarlo è chi quella maglia l’ha indossata vincendo tre scudetti consecutivi. Mirko Vucinic, oggi commissario tecnico del Montenegro, ha analizzato senza filtri l’andamento della stagione bianconera e il complicato inserimento a Torino del suo giovanissimo connazionale Vasilije Adzic. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante ha tracciato un bilancio severo, parlando sia delle difficoltà realizzative delle grandi del nostro calcio sia del proprio passato in panchina, con un occhio di riguardo per i colori giallorossi che hanno segnato l’inizio della sua avventura nel calcio che conta.
Per un club abituato a dominare i confini nazionali, l’attuale posizionamento in classifica rappresenta una ferita aperta che richiede spiegazioni. «Per un club come la Juventus, il più titolato in Italia, chiudere così è sicuramente un grande insuccesso» ha sentenziato Vucinic, che ha preferito non entrare nel merito delle singole scelte gestionali o dei cambi di guida tecnica che hanno tormentato l’ambiente. La sua è una fiducia legata alla capacità di reazione storica della vecchia dirigenza: la certezza è che alla Continassa abbiano già individuato i correttivi adatti per programmare una risalita immediata ed evitare che un’annata così opaca possa ripetersi nel breve periodo.
Il focus dell’ex attaccante si è poi spostato sulla gestione del talento di Adzic, un patrimonio calcistico che rischia di restare inespresso a causa del pochissimo spazio trovato in prima squadra. Il commissario tecnico ha espresso forte preoccupazione per lo stallo vissuto dal centrocampista classe 2006, spiegando che il talento da solo non basta se non viene supportato dal ritmo partita. «Il suo talento è indiscutibile, può giocare ad alto livello e risolvere le partite con le sue qualità. Il problema è che non gioca e questo è lo scenario peggiore per un giovane calciatore. Solo da titolare potrà sviluppare completamente il suo potenziale». Per questa ragione, una cessione in prestito per accumulare minuti e responsabilità potrebbe diventare la soluzione ideale per rivalutare il ragazzo.
L’analisi si è poi allargata alla cronica fatica delle big italiane nel trovare bomber capaci di superare agilmente la doppia cifra, un difetto strutturale che ha condizionato la corsa scudetto di diverse pretendenti. Vucinic ha però respinto la tesi di un impoverimento tecnico complessivo della Serie A, portando come esempio virtuoso la gestione dei palleggiatori e delle punte in altre piazze del Nord Italia. «Non è un problema della Serie A: l’Atalanta un giocatore che segna tanto ce l’ha…» ha ricordi-rato l’ex juventino, sottolineando come l’identità di gioco conti spesso più dei singoli investimenti sul mercato dei trasferimenti.
La chiusura è un tuffo nei ricordi legati a Luciano Spalletti, un maestro di calcio con cui ha condiviso tre stagioni fondamentali durante l’esperienza con la Roma. Il legame tra i due resta indissolubile e le parole d’affetto certificano la stima per l’attuale allenatore bianconero, seguito con calore anche nella sua corsa per riportare i capitolini sul palcoscenico della Champions League. Un traguardo, quest’ultimo, festeggiato da Vucinic con la consapevolezza che, nonostante un cammino altalenante, il ritorno nell’élite europea rappresenta l’unica vera priorità per la stabilità economica del club dei Friedkin.
