Pubblicità

Juventus, Yildiz non basta: talento isolato e attacco da rifondare

2 min di lettura

Contro il Lecce il numero dieci è l’unico a fare la differenza: palo e rimpianti. Il futuro passa da rinnovo e rinforzi mirati

C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi statistica lo stato dell’attacco bianconero: Kenan Yildiz che accelera, inventa, conclude. E poi il pallone che si stampa sul palo. Contro il Lecce la Juventus ha vissuto ancora una volta su un copione già visto: il talento del suo numero dieci accende la partita, ma non basta a trasformare la prestazione in vittoria.

Yildiz trascina, la Juventus resta corta davanti

Nel primo tempo come nella ripresa, Yildiz è stato il riferimento costante. Si è preso responsabilità, ha cercato la giocata, ha dato profondità e imprevedibilità a un attacco che, senza di lui, fatica a respirare. È l’unico che prova a cambiare ritmo e inerzia, l’unico in grado di creare pericolo continuo. Ma a vent’anni non si può chiedere di risolvere ogni gara in solitaria, soprattutto in un contesto che chiede supporto e continuità.

Il nodo offensivo: qualità isolata, sistema incompleto

Il problema non è il talento, ma l’isolamento. La Juventus ha un attaccante capace di incidere, ma non un reparto che funzioni come tale. Quando Yildiz si abbassa o viene schermato, la manovra perde incisività. Mancano soluzioni complementari, alternative credibili che possano alleggerire il peso sulle sue spalle e mantenere alta la pericolosità anche nei momenti di pausa.

Il futuro passa da scelte chiare

La dirigenza è chiamata a una doppia decisione che non ammette rinvii. Da un lato, blindare Yildiz con un rinnovo che ne certifichi centralità e prospettiva; dall’altro, costruire intorno a lui un attacco all’altezza delle ambizioni bianconere. Servono interpreti che sappiano dialogare, occupare l’area, creare spazi e finalizzare. Senza questo salto, il rischio è evidente: trasformare un potenziale trascinatore in un talento costretto a correre controvento. Yildiz resta il cuore pulsante dell’attacco juventino. Ma il cuore, da solo, non vince le partite. Serve un corpo squadra che lo segua, lo sostenga e ne moltiplichi l’impatto. Altrimenti, anche le notti migliori finiranno contro un palo.

Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità