La stagione della Juventus è arrivata a un punto di verità. Non quello delle illusioni, ma quello delle scelte. Oggi il bersaglio non è più in alto: è davanti. E si chiama Roma. Superarla non è un dettaglio di classifica, ma il passaggio chiave per dare un senso al girone di ritorno e per consentire a Luciano Spalletti di centrare l’unico obiettivo ormai credibile.
La realtà ha superato l’ottimismo
Per settimane, forse per mesi, si è alimentata l’idea che la Juventus potesse restare agganciata al treno delle grandi. Che potesse reggere il passo di Inter, Napoli e Milan. La classifica, però, ha smesso di essere ambigua. Il divario non è più episodico, è strutturale. Le rivali hanno trovato continuità, ritmo, automatismi. La Juve no. E quando il campionato entra nella fase in cui servono certezze, chi insegue senza stabilità finisce per guardare più indietro che avanti.
Non solo tecnica: il problema è mentale
Ridurre tutto al valore della rosa sarebbe comodo, ma incompleto. Questa Juventus continua a mancare nei momenti che pesano davvero. Nei finali, nelle partite sporche, nelle serate in cui serve cinismo più che brillantezza. Manca il colpo che indirizza, l’attenzione che chiude, la cattiveria che decide. Ci sono stati episodi sfortunati, certo. E quei punti tolti che hanno inciso. Ma sarebbe un errore usarli come rifugio. Le grandi squadre convivono con gli imprevisti, non li subiscono.
La Roma come linea di confine
Ecco perché il focus si sposta inevitabilmente sulla Roma. Non come rivale storica, ma come linea di confine stagionale. Davanti ai giallorossi, la Juventus resta in zona Champions e mantiene il controllo del proprio destino. Dietro, rischia di entrare in un territorio scivoloso, fatto di pressioni e rimpianti. La lotta non è più per il titolo, ma per l’Europa che conta. Continuare a evocare lo Scudetto oggi significa ignorare il contesto. È una suggestione che non trova riscontro né nel campo né nella continuità.
Basta montagne russe
Il vero nodo è la discontinuità. Questa Juve è un rollercoaster emotivo e tecnico: un passo avanti, uno indietro. Se vuole difendere un obiettivo concreto, non può più permettersi partite sbagliate come quella con il Lecce. Non per il risultato in sé, ma per il messaggio che trasmette.
Da qui in avanti, ogni gara contro una diretta concorrente vale doppio. E la Roma, oggi, è lo specchio più onesto della stagione bianconera: non irraggiungibile, ma nemmeno inferiore. Superarla significherebbe aver capito finalmente dove si vuole andare. Non farlo, invece, confermerebbe che il problema non è il traguardo. È il percorso.

