Il calvario di Arek Milik si interrompe dopo 666 giorni di buio pesto: il centravanti polacco ritrova il prato dell’Allianz Stadium subentrando a Boga al 79′ del match contro il Sassuolo, sfiorando immediatamente il bersaglio grosso con un’incornata neutralizzata solo da un miracoloso Muric. L’ultima apparizione ufficiale dell’ex Napoli risaliva al 25 maggio 2024 (Juventus-Monza 2-0, gestione Montero), un’eternità sportiva che ha costretto la Juventus a una stagione di apnea offensiva. Luciano Spalletti non ha nascosto il sollievo per il recupero del suo ariete, lanciando però un segnale inequivocabile alle gerarchie interne: “È l’attaccante che chiedevo a gennaio, abbiamo penato un anno intero senza queste caratteristiche in area”.
Le parole del tecnico di Certaldo assumono i contorni di una bocciatura tecnica per gli acquisti faraonici dell’estate, Jonathan David e Loïs Openda, rimasti a guardare mentre l’allenatore preferiva gettare nella mischia due reduci da lunghi infortuni come Milik e Vlahovic. “Oggi avevo quattro punte a disposizione, ma solo due con queste qualità specifiche”, ha rincarato Spalletti, evidenziando una frattura tattica con i profili arrivati dal calciomercato estivo, ritenuti evidentemente meno funzionali al suo credo calcistico rispetto alla fisicità del polacco. La scelta di puntare su un giocatore fermo da quasi due anni in un momento cruciale per la zona Champions certifica la sfiducia verso i nuovi innesti e ridisegna totalmente la volata finale dei bianconeri.
Il ritorno di Milik garantisce alla Juventus quella profondità e quel peso specifico nei sedici metri che sono mancati nel pareggio interno contro i neroverdi di Grosso. Con la sosta per le Nazionali alle porte, il piano dello staff medico è portare il polacco a una condizione accettabile per le ultime 9 giornate, trasformandolo nel partner ideale di Vlahovic o nell’alternativa tattica per scardinare le difese chiuse. La scommessa di Spalletti è chiara: affidarsi all’usato sicuro per salvare una qualificazione europea che David e Openda non sono riusciti a blindare, nonostante l’investimento multimilionario della società.
